WS_OK_8.3.33 Riflessioni Archives - Constructive Network https://constructivenetwork.it/category/riflessioni/ La prima rete italiana di giornalismo costruttivo Tue, 09 Sep 2025 16:00:35 +0000 it-IT hourly 1 https://constructivenetwork.it/wp-content/uploads/2022/01/cropped-Constructive-Network-FondoTrasparente-1-32x32.png Riflessioni Archives - Constructive Network https://constructivenetwork.it/category/riflessioni/ 32 32 Giornalismo costruttivo e soft skills: quando la comunicazione diventa competenza per il futuro https://constructivenetwork.it/giornalismo-costruttivo-e-soft-skills/ https://constructivenetwork.it/giornalismo-costruttivo-e-soft-skills/#respond Tue, 09 Sep 2025 15:51:54 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=940 Nell’epoca della disinformazione, del clickbaiting, del rumore comunicativo e delle notizie che scatenano più rabbia che comprensione, parlare di giornalismo costruttivo non è una moda, ma una necessità. E non solo per i professionisti dell’informazione. Il modo in cui raccontiamo la realtà, affrontiamo i problemi e costruiamo soluzioni riguarda tutti: dai team aziendali alle aule… Leggi tutto »Giornalismo costruttivo e soft skills: quando la comunicazione diventa competenza per il futuro

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Nell’epoca della disinformazione, del clickbaiting, del rumore comunicativo e delle notizie che scatenano più rabbia che comprensione, parlare di giornalismo costruttivo non è una moda, ma una necessità. E non solo per i professionisti dell’informazione. Il modo in cui raccontiamo la realtà, affrontiamo i problemi e costruiamo soluzioni riguarda tutti: dai team aziendali alle aule scolastiche, dai gruppi di attivisti ai genitori.

Il giornalismo costruttivo – quello che non si limita a denunciare i problemi, ma analizza i processi in atto e prova a indicare delle soluzioni o almeno delle traiettorie – è strettamente connesso alle cosiddette soft skills, le competenze trasversali sempre più richieste in ogni ambito della vita: empatia, ascolto, pensiero critico, capacità di collaborare, capacità di risolvere problemi e molto altro. Sono abilità che, per Harvard University, oggi impattano per l’85% sul successo nel mondo del lavoro!

Andiamo ad analizzare, dunque, la connessione tra giornalismo (e comunicazione) costruttivo e soft skills.



Il problem solving narrativo: raccontare per capire, non solo per reagire


Un giornalista che indaga un problema complesso – come il cambiamento climatico, la povertà o la violenza – deve fare molto più che riportare i fatti. Deve scavare nelle cause, ascoltare le fonti, distinguere tra opinioni e dati, evitare la trappola della semplificazione. Ma il giornalismo costruttivo fa un passo in più: si chiede cosa sta già funzionando, anche in piccolo. Quali esperimenti sono in corso? Quali comunità stanno provando a reagire? È un vero e proprio esercizio di problem solving narrativo, un’abilità che somiglia moltissimo a quelle richieste nei team più efficaci.

Esattamente come in una riunione ben condotta, il giornalismo costruttivo non si ferma alla diagnosi ma si apre alla progettualità. Passa dalle lamentele alle proposte. Chiede: “Cosa possiamo fare adesso?”. Non a caso, il “What now?” è proprio la sesta W che si aggiunge alle 5 classiche del giornalismo anglosassone (chi, cosa, dove, dove, perché).



Comunicazione costruttiva: parole che aprono, non che chiudono


Le parole non risolvono i problemi da sole, ma possono aprire la strada alla loro soluzione. In un conflitto o in un dibattito acceso, saper comunicare in modo costruttivo – facendo domande invece di accusare, proponendo invece di giudicare – può fare la differenza tra un muro e un ponte.

Nel giornalismo, questo approccio si traduce in linguaggio non ostile, in contesto anziché sensazionalismo, in domande aperte invece che slogan urlati. Ed è lo stesso tipo di comunicazione che aiuta i team aziendali a superare una crisi, le classi scolastiche a collaborare, i gruppi sociali a capirsi anche nelle divergenze.



L’ascolto attivo: l’arte di capire prima di rispondere


Un’intervista efficace non è fatta solo di buone domande, ma di silenzi attenti. Il giornalista che pratica l’ascolto attivo sa cogliere molto più che le parole: nota le emozioni, le esitazioni, i sottintesi. Non ascolta per replicare, ma per comprendere davvero.
Questa è una delle basi della comunicazione costruttiva, ed è anche una soft skill cruciale nelle relazioni quotidiane: quando ascoltiamo davvero l’altro, possiamo prevenire incomprensioni, gestire meglio i conflitti, costruire fiducia. Vale in famiglia, in azienda, a scuola.



Pensiero critico e verifica: l’accuratezza è empatia


Spesso si crede che la comunicazione costruttiva sia “buonismo”, gentilezza fine a sé stessa. In realtà è profondamente rigorosa. Un giornalista costruttivo non si accontenta della prima versione dei fatti: confronta, verifica, incrocia le fonti. Usa il pensiero critico non per distruggere, ma per chiarire.
Allo stesso modo, chi comunica in modo responsabile sa che ogni parola può costruire o ferire. Sa che evitare stereotipi, scegliere i toni, rispettare le differenze è un modo per essere efficaci, non deboli.



Empatia e narrazione umana: storie che aiutano a capire


Il giornalismo costruttivo mette al centro le persone, anche (e soprattutto) quelle più vulnerabili. Racconta storie umane con rispetto, senza cadere nel sensazionalismo o nella pietà spettacolare. È qui che entra in gioco l’empatia come competenza professionale: la capacità di vedere il mondo con gli occhi dell’altro, senza rinunciare alla propria responsabilità narrativa.

Nel raccontare una crisi, una tragedia, un’emergenza, il giornalista non è solo un “trasmettitore” di eventi, ma un mediatore di significati. Può contribuire a calmare o ad accendere gli animi, e questo implica una grande responsabilità emotiva.



Collaborazione e storytelling partecipato


Un’altra grande affinità tra giornalismo costruttivo e soft skills è la valorizzazione del lavoro collettivo. Nei progetti di community journalism, ad esempio, le storie vengono costruite con le persone, non solo sulle persone. Si crea una narrazione condivisa, in cui tutte le voci possono trovare spazio.

Questa logica è la stessa che anima i migliori gruppi di lavoro: non si impone una visione, ma si costruisce un’intelligenza collettiva. E questo vale anche nella comunicazione. Ascoltare tutte le parti, cercare connessioni, costruire un racconto che tenga insieme le differenze.

Il giornalismo costruttivo è dunque molto più di una tecnica di scrittura. È un modo di vedere e raccontare il mondo che ci insegna anche a viverlo meglio. Le sue pratiche – dall’ascolto empatico al pensiero critico, dalla gestione delle emozioni al linguaggio non ostile – sono le stesse che rendono efficace ogni forma di comunicazione e collaborazione umana.

In un tempo in cui i problemi complessi non si risolvono con slogan ma con comprensione, metodo e dialogo, il giornalismo costruttivo può essere una vera scuola di soft skills. Per giornalisti, insegnanti, manager, educatori. Per tutti.


“Non si tratta solo di raccontare il mondo com’è, ma anche di contribuire a costruirlo con le parole giuste.”

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Giubileo del mondo della comunicazione: riflessioni https://constructivenetwork.it/giubileo-del-mondo-della-comunicazione-riflessioni/ https://constructivenetwork.it/giubileo-del-mondo-della-comunicazione-riflessioni/#respond Wed, 29 Jan 2025 18:22:47 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=919 C’è qualcosa che ancora non abbiamo fatto noi giornalisti e giornaliste. Non abbiamo provato a costruire insieme seriamente. Non ci siamo messi davvero in gioco per poterci sostenere. Siamo una categoria molto particolare, questo è certo. Da sempre abituati all’individualismo, alla protezione delle idee. Allenati, in qualche modo, stare nel nostro senza condividere troppo. Eppure.… Leggi tutto »Giubileo del mondo della comunicazione: riflessioni

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C’è qualcosa che ancora non abbiamo fatto noi giornalisti e giornaliste.

Non abbiamo provato a costruire insieme seriamente. Non ci siamo messi davvero in gioco per poterci sostenere.

Siamo una categoria molto particolare, questo è certo. Da sempre abituati all’individualismo, alla protezione delle idee. Allenati, in qualche modo, stare nel nostro senza condividere troppo.

Eppure.

Sì, eppure questo atteggiamento non ci ha portati molto lontano. Se guardiamo a quanto accade oggi alla professione notiamo alcune dinamiche che ci spaventano. Sono quelle di cui parliamo per lo più negli ambienti di categoria, nei corsi di formazione e nei momenti di incontro. Anche solo davanti a un caffè tra colleghi.

3 problemi che coinvolgono la professione giornalistica

Il primo grande problema che affligge la professione è la rottura della relazione con il pubblico. Nell’immaginario collettivo il giornalista è una figura antipatica, cinica, pronta a mettere in difficoltà per far emergere il peggio della società. Poteva funzionare un tempo, quando la fruizione delle notizie era abbastanza passiva da non consentire un dialogo con le persone quotidiano e costante. Non funziona più oggi che il pubblico può raggiungerci in ogni momento e da diverse piattaforme.

Il giornalismo è relazione. Vederla in modo diverso ne penalizza il valore.

Il secondo disagio che proviamo come categoria è quello dell’arrivo dell’intelligenza artificiale (anche se ci siamo dentro da qualche tempo ormai). Stiamo lì a chiederci come poterla combattere mentre dovremmo solo chiederci come possiamo usarla a nostro vantaggio. Non stiamo parlando di macchine infallibili o ribelli, sono strumenti e in quanto tali il loro utilizzo dipende esclusivamente da noi.

E poi c’è un terzo tema. Quello dell’informazione che cambia e ci chiede di cambiare. Non stiamo lavorando più come un tempo e chi immagina di poterlo fare rischia una profonda frustrazione. Di quelle che stravolgono il nostro benessere. E non in positivo.

Ne abbiamo parlato anche al Giubileo del Mondo della Comunicazione

Giubileo del Mondo Della Comunicazione 2025

Il 25 gennaio abbiamo partecipato, come network, al Giubileo del Mondo della Comunicazione. Grazie all’amicizia con UCSI, siamo stati in udienza da Papa Francesco con altre migliaia di giornalisti e giornaliste, comunicatori e comunicatrici provenienti da 138 Paesi del mondo. Abbiamo ascoltato anche noi le parole significative del pontefice che ci ha invitato a essere veri prima ancora di dire o scrivere il vero.

Nel pomeriggio di quella giornata siamo stati tra le voci dell’incontro “Il giornalismo a servizio della democrazia” che si è tenuto nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti insieme a Vincenzo Varagona, presidente nazionale UCSI, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI, Jean Marie Montel, presidente della Fédération des Médias Catholiques, Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale di Media Vaticani, Maarten Van Aalderen, presidente Associazione Stampa Estera in Italia, Stefano Di Battista, presidente Coordinamento Associazioni per la Comunicazione, Mauro Ungaro, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e Fabio Bolzetta, presidente WebCattolici.

Durante questa occasione di dialogo e confronto – prima ancora che di formazione – sono emersi dei punti che vale la pena tenere a mente.

  • Questo è il momento di prenderci il tempo per riflettere sul nostro ruolo e sulla responsabilità della nostra professione. A più voci è stato detto che noi professionisti e professioniste dell’informazione possiamo scegliere di contribuire alla costruzione del bene e della speranza costruttiva. Lo stesso Papa Francesco ha parlato di hopetelling come di una necessità.

Abituarsi al peggio è tra le cose più dannose che possa fare un essere umano.

  • Stare insieme, un concetto che appartiene poco alla categoria per sua natura ma che potrebbe davvero fare la differenza. Ma cosa significa? Essere alleati prima di tutto. Alleati per sostenere la complessità del momento storico, alleati per affrontare e gestire la tecnologia che avanza guidata dall’intelligenza artificiale. Non troveremo delle soluzioni possibili restando nel nostro angolo e lavorando da soli. Unione di professionisti e professioniste ma anche unione di media differenti. Uscire da una logica di concorrenza tra testate ed entrare in una logica di collaborazione e cooperazione, per affrontare quello che è già qui e arriverà.
Giubileo del Mondo Della Comunicazione 2025
  • Con l’intenzione di unire i puntini delle opportunità, è stato raccontato il valore dell’approfondimento e della lentezza. Prendersi il tempo per raccontare meglio e con più cura. Potrebbe sembrare anacronistico ma non lo è. Possiamo dire con una certa serenità che è questa modalità di lavoro lenta e consapevole che determina il primo tratto  distintivo tra noi e l’intelligenza artificiale. Quanto a lei, non facciamoci gestire ma gestiamola. Viviamola come un’assistente personale che ci aiuta a liberarci da ciò che non ci permette di arrivare a quella lentezza e profondità che preme oggi.
  • Un incontro così profondo non poteva che toccare anche il tema dell’ascolto e dell’empatia. Della possibilità di entrare nella vita delle persone in punta di piedi e con rispetto, riconoscendo il valore delle storie e rispettando la dignità dei suoi protagonisti e di chi, quelle storie, le intercetta grazie al nostro lavoro.

Siamo meno lontani di quello che pensiamo da questo scenario. Lo mostrano gli incontri formativi e le amicizie collaborative che nascono. Ma anche la reazione del pubblico che vuole sempre più sentirsi comunità e lo chiede a gran voce.

Di certo, però, occorre il coraggio e la determinazione di chi ha ben chiaro dove vuole arrivare. Ed è qui che lo stare insieme diventa fondamentali: quando ci sono cedimenti, c’è sempre qualcun altro pronto a dirti “lo stiamo facendo, continuiamo”.

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Social, salute e cultura: la sfida della responsabilità tra intrattenimento e divulgazione https://constructivenetwork.it/social-salute/ https://constructivenetwork.it/social-salute/#respond Mon, 02 Dec 2024 06:00:00 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=896 Riflettere su temi molto urgenti come il rapporto tra salute e social e, non troppo indirettamente, il marketing è tanto interessante quanto delicato. Francesco Ciampa nel suo articolo ha posto degli ottimi spunti di approfondimento che allarga la visione anche oltre la relazione tra temi istituzionali e social media. La privatizzazione dei beni di prima… Leggi tutto »Social, salute e cultura: la sfida della responsabilità tra intrattenimento e divulgazione

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Riflettere su temi molto urgenti come il rapporto tra salute e social e, non troppo indirettamente, il marketing è tanto interessante quanto delicato. Francesco Ciampa nel suo articolo ha posto degli ottimi spunti di approfondimento che allarga la visione anche oltre la relazione tra temi istituzionali e social media.

La privatizzazione dei beni di prima necessità e il ruolo dei social

Ormai tutti i “beni” di prima necessità sono stati privatizzati, rendendoli quindi beni commerciali e inseriti in un mercato dove vige la concorrenza. I social oggi rappresentano il più veloce e, a tratti, efficace canale di passaggio dall’intrattenimento alla vendita. Il confine tra utenza e clientela è sempre più labile. Nati come spazio di connessione, socialità e condivisione, i social sono diventati oggi veri e propri media, con le loro regole, i loro linguaggi e le loro comunità.

Vietare argomenti sui social non è molto utile, anzi, è dannoso e pericoloso. Utile invece, è puntare tantissimo sulla cultura della società. Ed è questo il bene di prima necessità più importante e che non può essere venduto.

Per questo vorrei che si investisse, che si finanziasse e si formasse chi può avere la funzione di formare e informare mentre intrattiene, senza che ci sia alcun tipo di vendita come obiettivo finale. Realtà come questo network, che per sua natura ha proprio l’obiettivo di informare, formare e diffondere valori positivi come approccio professionale e personale.

Utenti e creatori: la responsabilità ci appartiene

Avendo un obiettivo di divulgazione e non di vendita, necessariamente, realtà come queste dovrebbero contare su donazioni, forme di abbonamento ma soprattutto fondi pubblici ed europei, perché la finalità è proprio la restituzione al pubblico sottoforma di cultura utile poi a distinguere i contenuti incontrati sui social. Perché un conto sono i post che devono essere guardati come utenza, perché hanno l’obiettivo di intrattenere. Diversi invece quei post che meritano la nostra fiducia e possono farci diventare clienti consapevoli, non solo commerciali ma nel significato più etimologico di “appartenenza”. Post che ci informano e formano, appunto, incidendo sulla nostra cultura e conoscenza.

La responsabilità di ogni persona è fondamentale, sia in versione di utenti che usufruiscono di contenuti, sia che in quella di chi crea contenuti. Gli istituti, ordini, comunità scientifiche sono esattamente gli interlocutori che dovrebbero porsi nella posizione di diffusori di cultura, ma devono prima raggiungere una enorme consapevolezza: non sono capaci, ad oggi, di vivere i social con le regole dei social. Non deve essere una critica, piuttosto un necessario punto di partenza.

La sfida della comunicazione istituzionale sui social

Se vuoi davvero avere un ruolo di divulgazione scientifica devi iniziare ad avere un linguaggio come quello di Geopop, non pretendere che i social si adattino al tuo modo istituzionale e statico di comunicare. Perché la visibilità è data dalla tua capacità di assecondare l’algoritmo e dalla qualità dei tuoi contenuti in grado di fidelizzare il pubblico e far condividere i tuoi contenuti.

Mi viene in mente la rivoluzione comunicativa che sta intraprendendo la pagina Instagram dei Carabinieri. Un approccio forte, che merita attenzione per capire se sarà l’inizio di qualcosa di nuovo o un tentativo monco di cambio comunicativo.

Più numerosi saranno i profili in grado di unire qualità a viralità più l’intrattenimento da social sarà formativo e automaticamente le persone avranno le capacità di riconoscere una bufala e una fakenews .

Dipende tutto da noi e dalla responsabilità che abbiamo verso di noi e verso chi ci legge/vede/ascolta/segue, qualsiasi ruolo abbiamo.

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Medicina estetica e social, tra rischi e opportunità https://constructivenetwork.it/medicina-estetica-e-social-tra-rischi-e-opportunita/ https://constructivenetwork.it/medicina-estetica-e-social-tra-rischi-e-opportunita/#respond Sat, 23 Nov 2024 07:00:00 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=890 Il caso di Margaret Spada, la giovane deceduta a seguito di un intervento di correzione al naso, fa riflettere sui possibili rischi legati all’uso dei social per pubblicità e decisioni in tema di salute. Al di là della verità giudiziaria da chiarire, sono tanti i sentimenti stimolati da questa morte: ad esempio, la sfiducia verso… Leggi tutto »Medicina estetica e social, tra rischi e opportunità

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Il caso di Margaret Spada, la giovane deceduta a seguito di un intervento di correzione al naso, fa riflettere sui possibili rischi legati all’uso dei social per pubblicità e decisioni in tema di salute. Al di là della verità giudiziaria da chiarire, sono tanti i sentimenti stimolati da questa morte: ad esempio, la sfiducia verso i social network spesso “bussole” inaffidabili e pericolosi veicoli per messaggi ingannevoli.

Ma è davvero “colpa” dei social?
La soluzione è davvero quella di vietare le pubblicità sui social come quella intercettata da Margaret su TikTok?

Rispetto al secondo interrogativo, contrastare i messaggi pubblicitari di questo tipo può forse essere la via ideale per arginare danni anche mortali, ma è una strada difficile, forse impossibile, quanto meno per la natura di per sé poco controllabile dei social.

E allora, che si può fare intanto?

Se vediamo i social come strumenti “utili” o “dannosi” a seconda dei contenuti che creiamo e scegliamo, possiamo aprire a un nuovo senso di responsabilità e a nuove opportunità di azione: i social non “colpevoli” a priori, ma classificabili in base a come li usiamo.

Così, nel campo della salute può essere utile intensificare la presenza sui social di Ordini professionali e società scientifiche.
Realtà associative di questo tipo possono essere guide preziose proprio lì dove si trovano le giovani e i giovani, quindi anche su TikTok, non soltanto sui giornali, non soltanto su Facebook o YouTube.

Video brevi e chiari, testi a carattere divulgativo, possono essere di aiuto sui social per capire, ad esempio, come trovare i centri di riferimento e quali sono i criteri di sicurezza per scegliere le professioniste e i professionisti cui affidarsi.

Insomma: andare lì dove si annidano i pericoli.
Ed essere ancora più presenti, con continuità e apertura, per stimolare conoscenza e consapevolezza.

Per facilitare questo percorso serve anche un’alleanza tra professioniste e professionisti della salute e professioniste e professionisti della comunicazione.
L’incontro di saperi e competenze per un obiettivo comune: arrivare alle persone per il bene delle persone.

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Come si informano gli italiani oggi? https://constructivenetwork.it/come-si-informano-gli-italiani-oggi/ https://constructivenetwork.it/come-si-informano-gli-italiani-oggi/#respond Tue, 16 Jul 2024 10:39:38 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=866 Molte volte in questo tempo così dinamico, si leggono e si ascoltano parole che sembrano volerci dire che il giornalismo è finito. Ma davvero lo pensiamo? Personalmente preferisco cogliere queste parole come una provocazione. Di quelle che offre una grande opportunità: riflettere e fare. Il giornalismo non sparirà, di questo non sono l’unica a essere… Leggi tutto »Come si informano gli italiani oggi?

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Molte volte in questo tempo così dinamico, si leggono e si ascoltano parole che sembrano volerci dire che il giornalismo è finito. Ma davvero lo pensiamo? Personalmente preferisco cogliere queste parole come una provocazione. Di quelle che offre una grande opportunità: riflettere e fare.

Il giornalismo non sparirà, di questo non sono l’unica a essere convinta. Non è possibile pensare a un mondo senza informazione: soprattutto alla luce di quanto siamo immersi oggi nelle notizie. Un flusso continuo e inarrestabile.

Di certo, siamo in un momento storico che richiede a chi opera in questo ambito di cambiare rotta. Trasformare. Questa è la parola che sento appartenere al giornalismo oggi.

Ho scritto un articolo per il nuovo Desk – Rivista di cultura dell’Informazione di UCSI. Per immergermi nella riflessione proposta sono partita da alcuni dati.

Desk UCSI

Le nuove scelte degli italiani

Il Reuteurs Digital News Report del 2023 parla di un tasso di fiducia nei media italiani pari al 34% (abbastanza stabile dal 2015 a oggi). Questo dato, che racconta un deficit di credibilità, ci invita a ragionare sullo stato dell’informazione italiana e su dove possiamo guardare per creare una nuova narrativa intorno alla professione. Secondo il “19mo Rapporto sulla Comunicazione” del Censis pubblicato a Marzo 2024 , nel 2023 abbiamo assistito a un calo dell’utilizzo delle fonti d’informazione tradizionali a favore di quelle digitali tout court.

Questo ha coinciso con un nuovo trend che vede l’ingresso di alcuni social network nella categoria delle fonti d’informazione. La conseguenza è stata un addensamento dell’utenza dei media digitali, andata anche a scapito di quelli più maturi e storici.

I dati dell’indagine raccontano che i telegiornali, sebbene restino in testa rispetto ai media tradizionali, sono passati dal 51,2% al 48,3% (con una perdita nell’ultimo anno di quasi 3 punti percentuali e il 10,8% in meno rispetto al 2019). Dando uno sguardo ai media digitali si nota un calo di Facebook che passa dal 35,2% del 2022 al 29,7% (-5,5%) con una conseguente ascesa dei motori di ricerca. Questi ultimi sono il mezzo d’informazione più cresciuto nell’ultimo anno (+6,2%) con il 29,6% delle preferenze e una crescita positiva sin dal 2019 (8,9%).

I siti d’informazione più tradizionali si attestano al 16,2% con un calo del 3,1% nell’ultimo anno. Riduzione che interessa anche i quotidiani digitali passati dal 14,3% all’11,8% di lettori nell’ultimo anno. Tornando ai social network va notato l’exploit di YouTube come fonte d’informazione che dal 2019 al 2023 ha registrato un incremento del 6,6%, per assestarsi nell’ultimo anno su un’utenza pari al 18,5%. Si registra anche un ingresso trionfale di Instagram considerato, dal 15,3% degli utenti, una fonte d’informazione a tutti gli effetti.

Il pubblico ha cambiato modo di informarsi

Le persone non hanno smesso di informarsi. Stanno scegliendo nuovi mezzi, nuove modalità e diverse piattaforme. Il bisogno di informazione permane, quindi. E questo è rassicurante. C’è un altro dato che lo è altrettanto e che emerge dal rapporto del Censis. Cresce il volume delle persone che cercano un’informazione indipendente e di qualità, che sia libera da condizionamenti e più approfondita. Tra quanti non si fidano dei grandi media si trova chi ritiene che siano condizionati dalla politica (il 77,7%) e chi ritiene che propongano un’informazione distorta da interessi economici (72,3%). Questi condizionamenti vengono ritenuti un pericolo per la democrazia dal 68% delle persone. Il 48,1% ammette di fidarsi solo delle informazioni diffuse da soggetti non appartenenti ai grandi media. Sebbene, ed è giusto evidenziarlo, questa scelta non sia priva di pericoli. E penso alle fake news e alla cattiva informazione. Un rischio, però, che il pubblico sembra essere disposto ad accettare.

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Come il Giornalismo Costruttivo Sta Cambiando il Gioco https://constructivenetwork.it/il-giornalismo-costruttivo-sta-cambiando-il-gioco/ https://constructivenetwork.it/il-giornalismo-costruttivo-sta-cambiando-il-gioco/#respond Fri, 26 Jan 2024 10:45:41 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=853 Nel panorama in continua evoluzione dei media, il confronto tra il giornalismo costruttivo e quello tradizionale emerge come un tema centrale. Mentre il giornalismo tradizionale ha a lungo dominato la scena informativa, il giornalismo costruttivo si presenta come una forza catalizzatrice per il cambiamento sociale e la prospettiva positiva. Il giornalismo tradizionale, ossia quello dei… Leggi tutto »Come il Giornalismo Costruttivo Sta Cambiando il Gioco

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Nel panorama in continua evoluzione dei media, il confronto tra il giornalismo costruttivo e quello tradizionale emerge come un tema centrale. Mentre il giornalismo tradizionale ha a lungo dominato la scena informativa, il giornalismo costruttivo si presenta come una forza catalizzatrice per il cambiamento sociale e la prospettiva positiva.

Il giornalismo tradizionale, ossia quello dei mass media a cui siamo abituati, è spesso associato alle breaking news e alle situazioni di crisi. Da sempre, e ancor di più negli ultimi decenni, ha focalizzato la sua attenzione su aspetti sensazionalistici e negativi per attirare l’interesse del pubblico. Incidenti, scandali e catastrofi naturali dominano le prime pagine, generando un’immagine distorta della realtà e alimentando l’ansia delle persone. A noi il compito di ricordare che quello che leggiamo è l’eccezione, da non confondere con la regola.

Il giornalismo costruttivo, dal canto suo, si prende il tempo, osserva la realtà e costruisce una narrazione lungimirante. Presentando soluzioni basate su fatti accompagnati da dati accurati e da una profonda analisi delle storie proposte, l’approccio che abbiamo scelto nel Constructive Network propone un cambiamento duraturo, incoraggiando azioni orientate alle soluzioni che affrontino le radici dei problemi per guardare all’adattamento possibile della società.

Che il mondo stia cambiando è un dato di fatto, che lo stia facendo in modo costruttivo va raccontato.

Invece di enfatizzare notizie sensazionali, quindi, il giornalismo costruttivo si impegna a fornire un quadro più completo e bilanciato della realtà, evidenziando anche gli aspetti positivi e le storie di successo spesso trascurate.

Coinvolgimento Attivo e Impatto a Lungo Termine

L’ascolto del pubblico risulta una chiave fondamentale per mettere in circolo un’informazione di qualità. Un elemento distintivo del giornalismo costruttivo è il suo invito al coinvolgimento attivo della comunità. Attraverso sondaggi, partecipazione a progetti e interazioni online, si crea una connessione più stretta tra il pubblico e le storie. E questo porta inevitabilmente alla formazione di una comunità di persone attive, interessate non solo a consumare notizie, ma anche a partecipare attivamente al processo informativo e ad adottare azioni positive nelle loro comunità. Questo approccio incentiva una partecipazione civica più profonda, promuovendo la consapevolezza e il coinvolgimento nella risoluzione dei problemi.

Quale effetto hanno le storie sulla propria vita personale? Questa riflessione stimola l’empatia e l’ispirazione per azioni concrete, trasformando il pubblico da semplici spettatori a agenti di cambiamento attivi.

Illuminare il futuro dell’informazione

Il giornalismo in cui crediamo sta emergendo come un faro guida nel panorama informativo, portando con sé un approccio più equilibrato e orientato alla soluzione. La sua capacità di spostare l’attenzione dai problemi alle soluzioni, coinvolgere il pubblico in modo attivo e creare un impatto a lungo termine lo posiziona come una forza trainante per il futuro dell’informazione.

Il confronto tra il giornalismo costruttivo e quello tradizionale emerge come un bivio cruciale. Mentre il giornalismo tradizionale ha storicamente dominato la scena informativa degli ultimi decenni, il giornalismo costruttivo sta emergendo come una forza catalizzatrice per il cambiamento sociale e la prospettiva positiva. La sua capacità di spostare l’attenzione dai problemi alle soluzioni è un faro guida che illumina il futuro dell’informazione.

I pilastri su cui si basa questa nuova possibilità sono il coinvolgimento attivo della comunità, la forza dei dati e l’ascolto del pubblico che non è più un fruitore passivo, ma un agente di cambiamento attivo.

Dalla crisi alle soluzioni, il giornalismo costruttivo sta cambiando il gioco. La sua prospettiva innovativa promette di ispirare, informare e coinvolgere il pubblico in modo più profondo. Mentre navighiamo attraverso le sfide del nostro tempo, questo approccio si presenta come un faro luminoso che guida la società verso un’informazione più inclusiva, trasformativa e, soprattutto, orientata al cambiamento positivo.

Un impegno che viene richiesto a ognuno di noi: giornalisti e pubblico. La mission è costruire insieme un nuovo futuro informativo che rifletta la complessità della realtà e ispiri azioni positive per le generazioni a venire. Siamo chiamati a essere creatori di una narrazione che celebra il progresso e guida il cambiamento.

Teniamolo presente. Insieme.


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Freelance: la mediamorfosi del giornalismo va presa di petto https://constructivenetwork.it/freelance-la-mediamorfosi-del-giornalismo-va-presa-di-petto/ https://constructivenetwork.it/freelance-la-mediamorfosi-del-giornalismo-va-presa-di-petto/#respond Wed, 12 Apr 2023 07:00:00 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=811 Sappiamo che la categoria dei giornalisti non sta attraversando un bellissimo momento, e io ogni volta mi inalbero quando sento colleghi che si ostinano a non fare nulla per cambiare la loro situazione. In occasione del 29° Congresso della Federazione nazionale della Stampa italiana (FNSI) tenutosi lo scorso mese a Riccione, ero presente in qualità… Leggi tutto »Freelance: la mediamorfosi del giornalismo va presa di petto

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Sappiamo che la categoria dei giornalisti non sta attraversando un bellissimo momento, e io ogni volta mi inalbero quando sento colleghi che si ostinano a non fare nulla per cambiare la loro situazione. In occasione del 29° Congresso della Federazione nazionale della Stampa italiana (FNSI) tenutosi lo scorso mese a Riccione, ero presente in qualità di delegata dell’Emilia Romagna. Il Congresso è un momento importante di riflessione, perché si discute sulla situazione dei giornalisti, si fanno mozioni e si rinnovano le cariche. Per la cronaca il nuovo Segretario è una donna Alessandra Costante, e io sono molto felice di questa bella fetta di quota rosa.

Convegno FNSI

Durante il Congresso i presenti possono intervenire e personalmente mi sono sentita di farlo in qualità di freelance, una condizione oggi, tra i giornalisti considerata di “precariato cronico”. Il mio intento è stato dare spunti per reagire a questo status quo.

Tre i punti su cui ho sviluppato il mio pensiero:

  • Nuovi editori

Il Segretario uscente Raffaele Lorusso, nella sua relazione ha parlato di un fatturato medio di 9000 euro per i collaboratori, io dico: è il caso di delegare completamente al Governo, agli enti preposti un’azione mirata di soccorso su questa situazione? Si possono cercare altre soluzioni che integrino questi numeri indegni? Per esempio, ci sono nuovi editori che producono delle testate giornalistiche, parlo di aziende che fanno altro nella vita e che hanno deciso di aprire un magazine. Penso a Centodieci della Mediolanum, che affronta temi inerenti alla cultura e non si parla dei servizi di Mediolanum, Logyn è un’altra testata, cartacea, che ha come editore Eurosystem, un’azienda di informatica che affronta temi sul settore in chiave divulgativa e informativa. Queste testate hanno bisogno di giornalisti per scrivere! E io non capisco perché molti colleghi continuano a sbattere la testa contro situazioni che si ripetono e ci ripetiamo da anni senza fare nulla e dando la colpa agli altri che non assumono, ai giornali che non si vendono, ai social network che rovinano l’informazione, etc. Questo nuovo mercato che ha bisogno di giornalisti si chiama Brand Journalism ed è un’opportunità che un giornalista può utilizzare per contribuire al proprio fatturato. Durante il mio intervento non ho parlato esplicitamente di Brand Journalism, poiché molti colleghi sono allergici a questo termine, che considerano automaticamente come una “marchetta” e non ho voluto alimentare lo scetticismo.

  • Nuovi modelli di business

Bisogna studiare nuovi modelli di business, penso a Willmedia, una testata che va molto forte su Instagram e che fa giornalismo con un tono di voce semplice diretto, su temi di informazione generale, economia, attualità. I video che propone sono di circa un minuto e hanno in media 10 mila visualizzazioni, per non parlare del numero di commenti. Ma qual è il loro modello di business? Hanno un piano editoriale che sviluppa i temi tenendo conto anche di esperti di aziende paganti che intervengono con la loro voce per sviscerare temi vari, in cui non sono autoreferenziali, ma danno informazioni utili. Un esempio: come funziona il GDPR, come funzionano gli algoritmi di Google, dipende ovviamente dalla singola specializzazione.

  • Monocliente

L’80% dei collaboratori dipende da un solo editore, secondo l’ultimo sondaggio che la FNSI ha fatto su un campione italiano di giornalisti freelance. Credo che ognuno di noi debba essere imprenditore di se stesso, è la natura di un imprenditore essere necessariamente multicliente, per assicurarsi la sopravvivenza. Imprenditore non si nasce ma si diventa: bisogna acquisire nuove competenze che non si limitino al solo saper scrivere bene, ma competenze di comunicazione, di amministrazione di base, bisogna sapere valorizzare la propria professionalità lavorando sul personal branding.

La mediamorfosi del giornalismo, presente nel sottotitolo del Congresso, e che a me piace molto,  non è una condizione da subire passivamente, bisogna che ciascuno di noi cambi il proprio mindset aprendosi alle opportunità, accogliendole e non ostacolandole in nome di un passato che non ci sta facendo andare avanti.

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E se portassimo la comunicazione costruttiva tra i banchi di scuola? https://constructivenetwork.it/la-comunicazione-costruttiva-tra-i-banchi-di-scuola/ https://constructivenetwork.it/la-comunicazione-costruttiva-tra-i-banchi-di-scuola/#respond Wed, 18 Jan 2023 07:00:00 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=804 I principi della comunicazione costruttiva – che si occupa di “costruire”, appunto, buone relazioni e comprensione tra le parti – possono essere una metodologia da portare tra i banchi, a scuola, all’interno di lezioni o discussioni che si sviluppino su un terreno nuovo e produttivo. L’ho provato e funziona, vediamo perchè. Uno dei temi-chiave è… Leggi tutto »E se portassimo la comunicazione costruttiva tra i banchi di scuola?

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I principi della comunicazione costruttiva – che si occupa di “costruire”, appunto, buone relazioni e comprensione tra le parti – possono essere una metodologia da portare tra i banchi, a scuola, all’interno di lezioni o discussioni che si sviluppino su un terreno nuovo e produttivo. L’ho provato e funziona, vediamo perchè.

Uno dei temi-chiave è quello relativo alle responsabilità: la comunicazione costruttiva non cerca mai colpe né tantomeno colpevoli, ma piuttosto si concentra sulla comprensione dei problemi, dei nodi, per prevenire o gestire potenziali conflitti. Non parla di persone ma di fatti, non fa la caccia alle streghe rispetto agli errori ma considera questi ultimi come importanti fattori di crescita.

Per questo, lanciato un tema, ogni qualvolta il piano della discussione stia per finire sul personale, il docente/facilitatore dovrebbe portare il discorso sui fatti – evitando che il lato emotivo possa prevalere e controllare quello razionale (e relazionale) – per capire tutti insieme come analizzarli e portare il proprio contributo.

Un salto paradigmatico enorme, soprattutto per chi è abituato a puntare il dito contro, ispirato magari dai rissosi talk televisivi che sono l’esempio del “così non si fa”; un cambio di prospettiva, quello ispirato dalla comunicazione costruttiva, che influisce positivamente sia sul singolo che sul gruppo. Il singolo, abituato magari a semplificare e a puntare il dito, si sente un po’ spiazzato e inizia a riflettere sul nuovo punto di vista, mentre il gruppo si sente fortificato e i timori di sbagliare o di esporsi si affievoliscono. Ci si sente parte di un team che sta lavorando alla risoluzione di un problema comune, proprio come accade – o dovrebbe accadere – sul posto di lavoro.

Attraverso questo processo si impara anche che errare si può leggere sia nell’accezione di vagare che di sbagliare, come parte di un processo costruttivo teso all’esplorazione, e non come un bollino nero o uno stigma che si deve condannare o esporre al pubblico ludibrio. C’è stato un errore? Bene, lo si analizza affinchè ognuno possa contribuire alla soluzione.   

Altra lezione molto importante: la comunicazione costruttiva si concentra sul futuro, poiché non possiamo cambiare qualcosa che è già successo. Possiamo, invece, proiettarci in avanti e trarre una lezione positiva da qualcosa che è andato storto, chiedendoci cosa possiamo fare per evitare che la stessa cosa accada di nuovo. Questo salto concettuale eviterà ai ragazzi di porsi sulla difensiva e di cercare scuse, come accadrebbe invece se ci focalizzassimo sull’errore e sul colpevole, senza poter cambiare la situazione esistente.

Altra caratteristica della comunicazione costruttiva è la specificità, che evita le generalizzazioni e le banalizzazioni e ti “costringe” invece a concentrarsi su ciò che accade, stimolando il pensiero critico. Per trovare la radice del problema dobbiamo dunque guidare la conversazione su un territorio costruttivo, e per questo abbiamo bisogno dei fatti, che possiamo ottenere ponendo domande aperte come: “Che cosa è successo?” E se ottenessimo una risposta generica, potremmo chiedere chiarimenti e guidare la discussione sui fatti e non sulle opinioni.

In un rapporto paritario (e non gerarchico) – altro pilastro della comunicazione costruttiva –  dovremmo anche insegnare ai nostri ragazzi ad utilizzare i messaggi “io”. Invece di dire “Mi sottovaluti”, dire “Mi sento sottovalutato” cambia completamente la percezione nell’altro. Nel primo caso c’è già un dito puntato, un colpevolizzare, mentre nel secondo stiamo parlando di noi stessi, stiamo svelando una nostra fragilità, invitando l’altro a riflettere sul perchè di quell’affermazione attraverso un ponte e non con l’innalzamento difensivo di un muro. E ciò lascia molto spesso la porta aperta per una risoluzione positiva del problema.

Una discussione orientata su questo terreno favorisce infine l’ascolto attivo, l’osservazione, la condivisione. Evitando inutili conflitti personali e trovando modi per trasformare i disaccordi in miglioramento si produrrà crescita e voglia di confronto, in ottica di miglioramento continuo.

Portare la comunicazione costruttiva a scuola significherà, in conclusione, aumentare i livelli di democrazia, di inclusione e di riflessività in funzione del pensiero critico, nel rispetto degli altri e dell’orizzonte comune a cui guardare, dando ai ragazzi un imprinting positivo e non conflittuale nell’analizzare le cose e nel guardare al mondo, abbassando la soglia dei pregiudizi (uno dei principali ostacoli in tema di comunicazione costruttiva). Saranno incontri con tante domande tese ad “aprire” la discussione, e in questo il docente/facilitatore dovrà essere un abile negoziatore, capace di coinvolgere, stimolare, osservare.

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L’ascolto oltre i muri della “verità” giornalistica https://constructivenetwork.it/verita-giornalistica/ https://constructivenetwork.it/verita-giornalistica/#respond Wed, 11 Jan 2023 10:48:41 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=798 A volte ci nascondiamo dietro la trincea di frasi come “racconto la verità“, “il mio dovere è raccontare la verità”: espressioni spesso usate da chi opera nel giornalismo per difendere a oltranza la scelta di parole, immagini, stili di narrazione. E se pensassimo alla “verità” in altro modo? Se la considerassimo definita da punti di… Leggi tutto »L’ascolto oltre i muri della “verità” giornalistica

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A volte ci nascondiamo dietro la trincea di frasi come “racconto la verità“, “il mio dovere è raccontare la verità”: espressioni spesso usate da chi opera nel giornalismo per difendere a oltranza la scelta di parole, immagini, stili di narrazione.

E se pensassimo alla “verità” in altro modo? Se la considerassimo definita da punti di vista e sensibilità diverse, soggettive, legate alla storia e ai dolori di ognuno di noi, di chi legge un pezzo o ascolta o vede un servizio alla radio o in tv?

Se pensassimo alla “obiettiva” difesa di “verità” come frequente e comoda scusa per restare nella nostra fortezza di orgoglio e convinzioni?

Se decidessimo di abbandonare quella fortezza per esplorare nuovi scenari? Se lo facessimo proprio in nome di una “verità” pronta ad accogliere le altrui sensibilità?

Beh… se pensassimo questo, forse sarebbe più facile spogliarsi dei confortevoli abiti del “ruolo”, delle competenze, delle marmoree certezze

Verità giornalistica: proviamo ad abbattere la fortezza

Se pensassimo a tutto ciò, forse potremmo abbattere quella fortezza per scoprire i campi fertili dell’ascolto più difficile, più autentico. Tutto questo per un giornalismo più empatico, più pronto a mettersi nei panni delle persone. Tutto per l’amore prioritario della “verità” aperta alle tante “verità” possibili. Per abbattere “muri” e aprire “finestre” sulle diverse umanità attorno a noi.

Riflessioni, queste, che ben si sposano con la ricerca della “verità” nel senso di una definita cornice metodologica. Una cornice fondata sull’ascolto di diversi punti di vista, sul sentire “più campane”, sulla raccolta di dati statistici, sul dare spazio a diverse chiavi di lettura della realtà offerte dalle persone intervistate per un determinato tema/fatto/accadimento.

Un metodo di indagine però legato in modo indissolubile al momento soggettivo del lavoro giornalistico. Una “cornice” sempre associata a un “quadro” di scelte per la selezione più o meno consapevole di parole, fotografie, filmati, temi da raccontare, “tono di voce” da adottare: campi di azione che, sì, vengono perimetrati da regole deontologiche e norme giuridiche, ma che in pratica sono sempre plasmati da sensibilità e valori di chi scrive un pezzo o firma un servizio radiotelevisivo.

Proprio la capacità, l’onestà, l’umiltà di riconoscere tale campo si legano alla necessità di guardare alle “verità” diverse dalle nostre. Per capire, ad esempio, se una determinata parola o una certa foto suscitano troppo dolore, rabbia, odio, più che favorire la comprensione di un tema, di una iniziativa, di un fatto.

Su questa dimensione “soggettiva” di derivazione culturale, storica, filosofica, antropologica si fonda il bisogno di riformulare la “verità” secondo il vocabolario del confronto e dell’ascolto per un “viaggio” alla scoperta delle ragioni e del sentire altrui. Un viaggio alla scoperta di nuovi “territori” di senso per riflettere sui nostri “attrezzi” della narrazione.

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Come sono fatte le notizie? https://constructivenetwork.it/come-sono-fatte-le-notizie/ https://constructivenetwork.it/come-sono-fatte-le-notizie/#respond Thu, 24 Mar 2022 14:01:26 +0000 https://constructivenetwork.it/?p=394 Le notizie, così come siamo abituate a leggerle, riguardano ciò che è sensazionale, straordinario, negativo e attuale. Quattro aggettivi che raccontano l’idea che ci siamo fatti delle notizie e come esse si sono trasformate nel corso dei decenni. A mio avviso perdendo di vista un valore importante: mostrare la realtà nella sua interezza. Le notizie… Leggi tutto »Come sono fatte le notizie?

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Le notizie, così come siamo abituate a leggerle, riguardano ciò che è sensazionale, straordinario, negativo e attuale. Quattro aggettivi che raccontano l’idea che ci siamo fatti delle notizie e come esse si sono trasformate nel corso dei decenni. A mio avviso perdendo di vista un valore importante: mostrare la realtà nella sua interezza.

Le notizie sono sensazionali. Raccontano solitamente tutto ciò che è scioccante, scandaloso e abbastanza di impatto per generare reazioni. Sviluppano ciò che è più evidente, a tratti esplosivo. Joris Luyendijk , giornalista del Guardian, afferma che questo è il motivo per cui gli attacchi terroristici sono notizie mentre lo sono meno i casi di occupazione lenta di territori stranieri. Diventa più semplice raccontare l’esplosione di un autobus piuttosto che fare un reportage sulla soppressione della libertà che avviene giorno per giorno.

Le notizie sono straordinarie. Sul mio canale Telegram ho condiviso qualche tempo fa un’immagine del fumettista Matt Wuerker che rappresenta bene questo concetto: mentre siamo circondati da milioni e milioni di persone che credono nella pace, evitano le lotte, seguono le regole del buon cittadino, è sufficiente un solo evento terroristico per distogliere la nostra attenzione. Questo, non solo distorce la nostra visione degli altri esseri umani, ma ci rende cechi di fronte a tutto ciò che è meno eccezionale. Per questo motivo spesso non identifichiamo grandi cambiamenti fino a che non accade qualcosa di altamente improbabile.

Le notizie sono negative. Ancora oggi regge il principio del “se sanguina, è una notizia” (“if it bleeds, it leads”). In poche parole le notizie costruttive non fanno notizia. La sensazione è che il mondo stia diventando un luogo sempre più pericoloso in cui vivere, anche se i dati raccontano l’esatto contrario. Ma la grande costante dell’informazione è il sentore che non ci si possa più fidare delle persone: commettono crimini, sono corrotte, rubano, commettono frodi e si insultano. La realtà è che la maggioranza degli abitanti di questo pianeta sono brave persone. Ma questo è meno interessante. Almeno così sembra.

L’informazione è ossessionata da ciò che è recente. Ogni fatto che diventa notizia si riferisce a qualcosa che è appena accaduto. Ma i fatti più recenti non sono necessariamente i più interessanti. Ogni evento ha una sua storia e questa storia determina il perché alcune cose accadono. L’informazione così come la conosciamo – attirata dal momento presente – perde di vista ciò che si sviluppa nel lungo termine considerando quindi il passato e il futuro. Questo non risponde al fenomeno delle breaking news ma di certo consentirebbe di alimentare un giornalismo di approfondimento. Cambia il ritmo ma cambia anche la qualità. Gli americani hanno una metafora molto interessante per questo fenomeno: il tg della sera chiude parlando del tempo e non del clima. Sarebbe insolito dire “oggi il clima è cambiato” sebbene questo accada ogni giorno.

Se mettiamo assieme tutti questi aspetti, il risultato è un fallimento. L’informazione non mantiene, infatti, la sua promessa: raccontare cosa accade davvero nel mondo. Tendenzialmente sappiamo tutto ciò che nel mondo non sta accadendo. Se le fake news sono ingannevoli perché false, le notizie – anche verificate – ingannano in un modo più sottile. Ci danno una visione distorta delle probabilità, della storia, del progresso, dello sviluppo e della rilevanza. Ragion per cui riteniamo che stiamo peggio quando non è vero, che il crimine cresce quando non è così, che il numero di migranti in Italia sia altissimo quando i dati raccontano altro.

Pur consapevoli di questo, siamo ossessionati dall’informazione. Temiamo di restarne fuori e di non avere contenuti da condividere alla prossima cena con gli amici. Desideriamo avere materiale per la prossima discussione in pubblico.

Ma sarebbe il caso di fermarsi a riflettere. Se non leggiamo i giornali siamo disinformati, e questo è vero. Se li leggiamo senza assumere una visione costruttiva, però, siamo male informati.

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