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carta etica del giornalismo costruttivo

  1. Noi, professionisti del Constructive Network, crediamo che il giornalismo costruttivo si ispiri a una definizione di comunicazione come apertura di uno spazio comune di relazione tra chi informa e il pubblico, in cui ci si scambia vicendevolmente un dono nella prospettiva di una collaborazione.

2. Noi desideriamo affermare l’apporto morale del nostro approccio costruttivo, sottolineando come la nostra attività giornalistica risponda ai principi dell’etica della comunicazione.

3. I principali modelli di etica della comunicazione finora individuati in filosofia ruotano attorno a queste componenti del processo comunicativo:

  • la “natura” dell’essere umano;
  • il dialogo;
  • l’audience e il contesto;
  • il principio dell’utile;
  • la comunità della comunicazione.

Nell’ultimo modello, trovano un fondamento e una motivazione i restanti quattro.

4. Il primo modello di etica della comunicazione verte sull’esistenza di una specifica natura comunicativa dell’uomo. Se si assume che la natura dell’uomo sia fondamentalmente buona, si può definire “buono” ogni atto comunicativo che si conformi a questa essenza dell’essere umano. Se si assume che la natura dell’uomo sia malvagia, si può definire “buono” ogni atto comunicativo che non si conformi a questa essenza dell’essere umano.

5. Il giornalismo costruttivo parte dall’assunto che la natura dell’uomo sia
fondamentalmente buona.
Cosa intendiamo per «buona»? Attiva, propositiva, motivante. Di conseguenza, il giornalista che lavora in ottica costruttiva mira, non solo a informare, ma ad agire concretamente a favore del lettore, a proporgli delle possibili soluzioni ai problemi, a motivarlo a cambiare le condizioni della comunità in cui vive, se queste non sono soddisfacenti. In altri termini, è un professionista che onora la propria buona essenza e quella del pubblico.

6. Il secondo modello di etica della comunicazione fa riferimento al principio del dialogo.
Secondo questo paradigma, comunicare bene significa dialogare, ossia:

  • aprirsi all’ascolto delle ragioni dell’altro, mostrando attenzione e rispetto nei suoi confronti;
  • considerarlo un soggetto capace di parola e di pensiero, e non un oggetto da dominare;
  • mostrare l’intenzione di giungere a un accordo con lui.

7. Il giornalismo costruttivo ritiene che l’informazione debba essere basata sul principio
del dialogo. Cosa intendiamo per «dialogo»? La capacità di entrare in empatia con i lettori. Di
conseguenza, il giornalista costruttivo desidera mettersi nei panni dell’interlocutore,
senza confondersi con esso, per aiutarlo ad affrontare situazioni critiche o problematiche. In sostanza, è un professionista che considera i lettori degli interlocutori a tutti gli effetti, con i quali è possibile co-creare la notizia.

8. Il terzo modello di etica della comunicazione si concentra sull’audience e il contesto.
Per questo modello, una buona comunicazione corrisponde all’andare incontro
all’interlocutore
, nel senso di conformarsi alle sue esigenze, e alle peculiari condizioni della circostanza comunicativa in cui ci si trova a operare. Chi comunica deve essere comprensibile e coinvolgente, ma non deve uniformare il suo messaggio alle categorie di comprensione dell’altro sino a snaturare, annacquare o rinunciare alle proprie posizioni.

9. Il giornalismo costruttivo pone una grande cura al contesto interno della notizia e a
quello esterno di ricezione.

Cosa intendiamo per «cura»? La volontà di non tradire l’insieme di relazioni in cui il fatto è inserito né i destinatari della notizia. Di conseguenza, l’atto comunicativo del giornalista costruttivo si pone l’obiettivo di raccontare le notizie nella loro completezza, senza omettere, esagerare o minimizzare i fatti, e di rispondere ai bisogni informativi del pubblico senza diventarne complice. Il professionista restituisce integralmente un fatto e prende in considerazione la possibilità di «educare» chi riceve la notizia.

10. Il quarto modello di etica della comunicazione è imperniato sul concetto di utile. L’utile che l’etica della comunicazione persegue, in questo modello, è “sociale” e non individuale: chi comunica mira al bene più grande possibile per il maggior numero di persone possibile e il più a lungo possibile. L’utile universale è stato oggi sostituito da quello settoriale che, più realisticamente, dà voce alle esigenze di un dato gruppo di persone.

11. Il giornalismo costruttivo pensa che l’informazione debba essere basata sul principio
dell’utile.
Cosa intendiamo per «utile»? L’interesse della comunità dei lettori, spettatori,
ascoltatori o utenti della rete, non quello di editori e giornalisti. Di conseguenza, il giornalista che opera costruttivamente cerca di fare problem setting e problem solving affinché le possibilità di cambiamento insite nella società si realizzino. Il professionista diventa un agente di cambiamento per la collettività, in quanto persegue un utile sociale, generando nelle persone consapevolezza e volontà di miglioramento.

12. Il quinto e ultimo modello di etica della comunicazione assume l’esistenza di una comunità della comunicazione di cui tutti facciamo parte.
L’etica nella comunicazione è stata elaborata da due pensatori tedeschi: Karl-Otto Apel e Jürgen Habermas. Entrambi rintracciano, all’interno della prassi comunicativa seguita da soggetti razionali, princìpi etici e specifici vincoli normativi.

13. Per Apel, il primo ad aver elaborato l’idea di una “comunità illimitata della comunicazione” (ideale ma in grado di ispirare quella reale), ciascun interlocutore comunica bene, se sente le norme morali, già presenti nell’atto comunicativo, come obblighi. Per la filosofia contemporanea l’obbligo diventa una opzione del soggetto che, libero di scegliere, può dirsi responsabile del proprio agire.
Le norme di Apel sono:

  • Giustizia: l’uguale diritto, per tutti i possibili partner del discorso, all’espressione del proprio pensiero e all’ottenimento di un possibile consenso.
  • Solidarietà: il reciproco appoggio e la reciproca dipendenza degli interlocutori, nel comune intento di giungere a una soluzione argomentativa dei problemi.
  • Co-responsabilità: lo sforzo solidale compiuto da tutti gli interlocutori per l’articolazione e la risoluzione dei problemi.

14. Per Habermas, nell’agire comunicativo (opportunamente distinto da quello «strategico o strumentale» che mira all’affermazione di sé e delle proprie tesi) gli interlocutori devono seguire princìpi procedurali; si rinvia il tema giusto-non giusto alla qualità del confronto, non al contenuto del discorso (per non limitare la libertà di parola).
Per Habermas le pretese di validità che chiunque comunica dovrebbe avanzare sono:

  • Comprensibilità: l’attribuzione di un significato universalmente comprensibile a ciò che si sostiene, al fine di capirsi reciprocamente.
  • Verità e veridicità: la corrispondenza di ciò che si dice ai fatti e la necessità di affermare ciò che si crede vero.
  • Correttezza normativa: la scelta di espressioni corrette in riferimento a determinate norme e valori condivisi, per giungere a un confronto libero così da misurare, in base a un consenso ragionato, la validità delle diverse proposizioni.

15. Il giornalismo costruttivo si rivolge alla comunità reale, facendo appello alla comunità ideale della comunicazione.
Cosa intendiamo per «far appello»? Ispirarsi alle buone regole che la caratterizzano. Di conseguenza, il giornalista costruttivo fornisce una notizia chiara, esatta, comprensibile, attendibile, equa, ragionata e argomentativa, tesa ad articolare e risolvere i problemi che emergono in seno alla società. Inoltre, si sente solidale con i propri interlocutori, nella comune ricerca di soluzioni, e si apre a un costante e umile confronto con loro.

16. Noi promuoviamo un’informazione che mira a una narrazione costruttiva dei fatti e dei
fenomeni
perché sosteniamo la buona natura comunicativa delle persone, l’importanza di dialogare con il pubblico, il rispetto dei contesti interno ed esterno della notizia, il perseguimento di un utile sociale attraverso lo svolgimento della nostra attività, l’appartenenza a una comunità della comunicazione in cui lo stesso agire comunicativo sia definibile come etico.

17. Noi pensiamo che il giornalismo costruttivo possa migliorare l’informazione,
riportandola alle istanze morali che la caratterizzano nel suo fondamentale ruolo di
servizio pubblico a favore della comunità.

I primi ispiratori della Carta sono alcuni dei professionisti appartenenti al Constructive
Network, che si sono riuniti a Bologna, il 7 marzo 2022, in occasione di un incontro di
formazione professionale per l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna: Deborah
Annolino, Mariangela Campo, Dora Carapellese, Dolores Carnemolla, Assunta Corbo,
Nadia Gianmarco, Isa Grassano, Cristina Mignini, Anna Romanin, Mariagrazia Villa.

La stesura finale della Carta è di Mariagrazia Villa, Presidente del Comitato Etico del Constructive Network