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Come si informano gli italiani oggi?

Molte volte in questo tempo così dinamico, si leggono e si ascoltano parole che sembrano volerci dire che il giornalismo è finito. Ma davvero lo pensiamo? Personalmente preferisco cogliere queste parole come una provocazione. Di quelle che offre una grande opportunità: riflettere e fare.

Il giornalismo non sparirà, di questo non sono l’unica a essere convinta. Non è possibile pensare a un mondo senza informazione: soprattutto alla luce di quanto siamo immersi oggi nelle notizie. Un flusso continuo e inarrestabile.

Di certo, siamo in un momento storico che richiede a chi opera in questo ambito di cambiare rotta. Trasformare. Questa è la parola che sento appartenere al giornalismo oggi.

Ho scritto un articolo per il nuovo Desk – Rivista di cultura dell’Informazione di UCSI. Per immergermi nella riflessione proposta sono partita da alcuni dati.

Desk UCSI

Le nuove scelte degli italiani

Il Reuteurs Digital News Report del 2023 parla di un tasso di fiducia nei media italiani pari al 34% (abbastanza stabile dal 2015 a oggi). Questo dato, che racconta un deficit di credibilità, ci invita a ragionare sullo stato dell’informazione italiana e su dove possiamo guardare per creare una nuova narrativa intorno alla professione. Secondo il “19mo Rapporto sulla Comunicazione” del Censis pubblicato a Marzo 2024 , nel 2023 abbiamo assistito a un calo dell’utilizzo delle fonti d’informazione tradizionali a favore di quelle digitali tout court.

Questo ha coinciso con un nuovo trend che vede l’ingresso di alcuni social network nella categoria delle fonti d’informazione. La conseguenza è stata un addensamento dell’utenza dei media digitali, andata anche a scapito di quelli più maturi e storici.

I dati dell’indagine raccontano che i telegiornali, sebbene restino in testa rispetto ai media tradizionali, sono passati dal 51,2% al 48,3% (con una perdita nell’ultimo anno di quasi 3 punti percentuali e il 10,8% in meno rispetto al 2019). Dando uno sguardo ai media digitali si nota un calo di Facebook che passa dal 35,2% del 2022 al 29,7% (-5,5%) con una conseguente ascesa dei motori di ricerca. Questi ultimi sono il mezzo d’informazione più cresciuto nell’ultimo anno (+6,2%) con il 29,6% delle preferenze e una crescita positiva sin dal 2019 (8,9%).

I siti d’informazione più tradizionali si attestano al 16,2% con un calo del 3,1% nell’ultimo anno. Riduzione che interessa anche i quotidiani digitali passati dal 14,3% all’11,8% di lettori nell’ultimo anno. Tornando ai social network va notato l’exploit di YouTube come fonte d’informazione che dal 2019 al 2023 ha registrato un incremento del 6,6%, per assestarsi nell’ultimo anno su un’utenza pari al 18,5%. Si registra anche un ingresso trionfale di Instagram considerato, dal 15,3% degli utenti, una fonte d’informazione a tutti gli effetti.

Il pubblico ha cambiato modo di informarsi

Le persone non hanno smesso di informarsi. Stanno scegliendo nuovi mezzi, nuove modalità e diverse piattaforme. Il bisogno di informazione permane, quindi. E questo è rassicurante. C’è un altro dato che lo è altrettanto e che emerge dal rapporto del Censis. Cresce il volume delle persone che cercano un’informazione indipendente e di qualità, che sia libera da condizionamenti e più approfondita. Tra quanti non si fidano dei grandi media si trova chi ritiene che siano condizionati dalla politica (il 77,7%) e chi ritiene che propongano un’informazione distorta da interessi economici (72,3%). Questi condizionamenti vengono ritenuti un pericolo per la democrazia dal 68% delle persone. Il 48,1% ammette di fidarsi solo delle informazioni diffuse da soggetti non appartenenti ai grandi media. Sebbene, ed è giusto evidenziarlo, questa scelta non sia priva di pericoli. E penso alle fake news e alla cattiva informazione. Un rischio, però, che il pubblico sembra essere disposto ad accettare.

Assunta Corbo

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