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Giubileo del mondo della comunicazione: riflessioni

C’è qualcosa che ancora non abbiamo fatto noi giornalisti e giornaliste.

Non abbiamo provato a costruire insieme seriamente. Non ci siamo messi davvero in gioco per poterci sostenere.

Siamo una categoria molto particolare, questo è certo. Da sempre abituati all’individualismo, alla protezione delle idee. Allenati, in qualche modo, stare nel nostro senza condividere troppo.

Eppure.

Sì, eppure questo atteggiamento non ci ha portati molto lontano. Se guardiamo a quanto accade oggi alla professione notiamo alcune dinamiche che ci spaventano. Sono quelle di cui parliamo per lo più negli ambienti di categoria, nei corsi di formazione e nei momenti di incontro. Anche solo davanti a un caffè tra colleghi.

3 problemi che coinvolgono la professione giornalistica

Il primo grande problema che affligge la professione è la rottura della relazione con il pubblico. Nell’immaginario collettivo il giornalista è una figura antipatica, cinica, pronta a mettere in difficoltà per far emergere il peggio della società. Poteva funzionare un tempo, quando la fruizione delle notizie era abbastanza passiva da non consentire un dialogo con le persone quotidiano e costante. Non funziona più oggi che il pubblico può raggiungerci in ogni momento e da diverse piattaforme.

Il giornalismo è relazione. Vederla in modo diverso ne penalizza il valore.

Il secondo disagio che proviamo come categoria è quello dell’arrivo dell’intelligenza artificiale (anche se ci siamo dentro da qualche tempo ormai). Stiamo lì a chiederci come poterla combattere mentre dovremmo solo chiederci come possiamo usarla a nostro vantaggio. Non stiamo parlando di macchine infallibili o ribelli, sono strumenti e in quanto tali il loro utilizzo dipende esclusivamente da noi.

E poi c’è un terzo tema. Quello dell’informazione che cambia e ci chiede di cambiare. Non stiamo lavorando più come un tempo e chi immagina di poterlo fare rischia una profonda frustrazione. Di quelle che stravolgono il nostro benessere. E non in positivo.

Ne abbiamo parlato anche al Giubileo del Mondo della Comunicazione

Giubileo del Mondo Della Comunicazione 2025

Il 25 gennaio abbiamo partecipato, come network, al Giubileo del Mondo della Comunicazione. Grazie all’amicizia con UCSI, siamo stati in udienza da Papa Francesco con altre migliaia di giornalisti e giornaliste, comunicatori e comunicatrici provenienti da 138 Paesi del mondo. Abbiamo ascoltato anche noi le parole significative del pontefice che ci ha invitato a essere veri prima ancora di dire o scrivere il vero.

Nel pomeriggio di quella giornata siamo stati tra le voci dell’incontro “Il giornalismo a servizio della democrazia” che si è tenuto nella sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti insieme a Vincenzo Varagona, presidente nazionale UCSI, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI, Jean Marie Montel, presidente della Fédération des Médias Catholiques, Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale di Media Vaticani, Maarten Van Aalderen, presidente Associazione Stampa Estera in Italia, Stefano Di Battista, presidente Coordinamento Associazioni per la Comunicazione, Mauro Ungaro, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e Fabio Bolzetta, presidente WebCattolici.

Durante questa occasione di dialogo e confronto – prima ancora che di formazione – sono emersi dei punti che vale la pena tenere a mente.

  • Questo è il momento di prenderci il tempo per riflettere sul nostro ruolo e sulla responsabilità della nostra professione. A più voci è stato detto che noi professionisti e professioniste dell’informazione possiamo scegliere di contribuire alla costruzione del bene e della speranza costruttiva. Lo stesso Papa Francesco ha parlato di hopetelling come di una necessità.

Abituarsi al peggio è tra le cose più dannose che possa fare un essere umano.

  • Stare insieme, un concetto che appartiene poco alla categoria per sua natura ma che potrebbe davvero fare la differenza. Ma cosa significa? Essere alleati prima di tutto. Alleati per sostenere la complessità del momento storico, alleati per affrontare e gestire la tecnologia che avanza guidata dall’intelligenza artificiale. Non troveremo delle soluzioni possibili restando nel nostro angolo e lavorando da soli. Unione di professionisti e professioniste ma anche unione di media differenti. Uscire da una logica di concorrenza tra testate ed entrare in una logica di collaborazione e cooperazione, per affrontare quello che è già qui e arriverà.
Giubileo del Mondo Della Comunicazione 2025
  • Con l’intenzione di unire i puntini delle opportunità, è stato raccontato il valore dell’approfondimento e della lentezza. Prendersi il tempo per raccontare meglio e con più cura. Potrebbe sembrare anacronistico ma non lo è. Possiamo dire con una certa serenità che è questa modalità di lavoro lenta e consapevole che determina il primo tratto  distintivo tra noi e l’intelligenza artificiale. Quanto a lei, non facciamoci gestire ma gestiamola. Viviamola come un’assistente personale che ci aiuta a liberarci da ciò che non ci permette di arrivare a quella lentezza e profondità che preme oggi.
  • Un incontro così profondo non poteva che toccare anche il tema dell’ascolto e dell’empatia. Della possibilità di entrare nella vita delle persone in punta di piedi e con rispetto, riconoscendo il valore delle storie e rispettando la dignità dei suoi protagonisti e di chi, quelle storie, le intercetta grazie al nostro lavoro.

Siamo meno lontani di quello che pensiamo da questo scenario. Lo mostrano gli incontri formativi e le amicizie collaborative che nascono. Ma anche la reazione del pubblico che vuole sempre più sentirsi comunità e lo chiede a gran voce.

Di certo, però, occorre il coraggio e la determinazione di chi ha ben chiaro dove vuole arrivare. Ed è qui che lo stare insieme diventa fondamentali: quando ci sono cedimenti, c’è sempre qualcun altro pronto a dirti “lo stiamo facendo, continuiamo”.

Assunta Corbo

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