Il caso di Margaret Spada, la giovane deceduta a seguito di un intervento di correzione al naso, fa riflettere sui possibili rischi legati all’uso dei social per pubblicità e decisioni in tema di salute. Al di là della verità giudiziaria da chiarire, sono tanti i sentimenti stimolati da questa morte: ad esempio, la sfiducia verso i social network spesso “bussole” inaffidabili e pericolosi veicoli per messaggi ingannevoli.
Ma è davvero “colpa” dei social?
La soluzione è davvero quella di vietare le pubblicità sui social come quella intercettata da Margaret su TikTok?
Rispetto al secondo interrogativo, contrastare i messaggi pubblicitari di questo tipo può forse essere la via ideale per arginare danni anche mortali, ma è una strada difficile, forse impossibile, quanto meno per la natura di per sé poco controllabile dei social.
E allora, che si può fare intanto?
Se vediamo i social come strumenti “utili” o “dannosi” a seconda dei contenuti che creiamo e scegliamo, possiamo aprire a un nuovo senso di responsabilità e a nuove opportunità di azione: i social non “colpevoli” a priori, ma classificabili in base a come li usiamo.
Così, nel campo della salute può essere utile intensificare la presenza sui social di Ordini professionali e società scientifiche.
Realtà associative di questo tipo possono essere guide preziose proprio lì dove si trovano le giovani e i giovani, quindi anche su TikTok, non soltanto sui giornali, non soltanto su Facebook o YouTube.
Video brevi e chiari, testi a carattere divulgativo, possono essere di aiuto sui social per capire, ad esempio, come trovare i centri di riferimento e quali sono i criteri di sicurezza per scegliere le professioniste e i professionisti cui affidarsi.
Insomma: andare lì dove si annidano i pericoli.
Ed essere ancora più presenti, con continuità e apertura, per stimolare conoscenza e consapevolezza.
Per facilitare questo percorso serve anche un’alleanza tra professioniste e professionisti della salute e professioniste e professionisti della comunicazione.
L’incontro di saperi e competenze per un obiettivo comune: arrivare alle persone per il bene delle persone.
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