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E se portassimo la comunicazione costruttiva tra i banchi di scuola?

I principi della comunicazione costruttiva – che si occupa di “costruire”, appunto, buone relazioni e comprensione tra le parti – possono essere una metodologia da portare tra i banchi, a scuola, all’interno di lezioni o discussioni che si sviluppino su un terreno nuovo e produttivo. L’ho provato e funziona, vediamo perchè.

Uno dei temi-chiave è quello relativo alle responsabilità: la comunicazione costruttiva non cerca mai colpe né tantomeno colpevoli, ma piuttosto si concentra sulla comprensione dei problemi, dei nodi, per prevenire o gestire potenziali conflitti. Non parla di persone ma di fatti, non fa la caccia alle streghe rispetto agli errori ma considera questi ultimi come importanti fattori di crescita.

Per questo, lanciato un tema, ogni qualvolta il piano della discussione stia per finire sul personale, il docente/facilitatore dovrebbe portare il discorso sui fatti – evitando che il lato emotivo possa prevalere e controllare quello razionale (e relazionale) – per capire tutti insieme come analizzarli e portare il proprio contributo.

Un salto paradigmatico enorme, soprattutto per chi è abituato a puntare il dito contro, ispirato magari dai rissosi talk televisivi che sono l’esempio del “così non si fa”; un cambio di prospettiva, quello ispirato dalla comunicazione costruttiva, che influisce positivamente sia sul singolo che sul gruppo. Il singolo, abituato magari a semplificare e a puntare il dito, si sente un po’ spiazzato e inizia a riflettere sul nuovo punto di vista, mentre il gruppo si sente fortificato e i timori di sbagliare o di esporsi si affievoliscono. Ci si sente parte di un team che sta lavorando alla risoluzione di un problema comune, proprio come accade – o dovrebbe accadere – sul posto di lavoro.

Attraverso questo processo si impara anche che errare si può leggere sia nell’accezione di vagare che di sbagliare, come parte di un processo costruttivo teso all’esplorazione, e non come un bollino nero o uno stigma che si deve condannare o esporre al pubblico ludibrio. C’è stato un errore? Bene, lo si analizza affinchè ognuno possa contribuire alla soluzione.   

Altra lezione molto importante: la comunicazione costruttiva si concentra sul futuro, poiché non possiamo cambiare qualcosa che è già successo. Possiamo, invece, proiettarci in avanti e trarre una lezione positiva da qualcosa che è andato storto, chiedendoci cosa possiamo fare per evitare che la stessa cosa accada di nuovo. Questo salto concettuale eviterà ai ragazzi di porsi sulla difensiva e di cercare scuse, come accadrebbe invece se ci focalizzassimo sull’errore e sul colpevole, senza poter cambiare la situazione esistente.

Altra caratteristica della comunicazione costruttiva è la specificità, che evita le generalizzazioni e le banalizzazioni e ti “costringe” invece a concentrarsi su ciò che accade, stimolando il pensiero critico. Per trovare la radice del problema dobbiamo dunque guidare la conversazione su un territorio costruttivo, e per questo abbiamo bisogno dei fatti, che possiamo ottenere ponendo domande aperte come: “Che cosa è successo?” E se ottenessimo una risposta generica, potremmo chiedere chiarimenti e guidare la discussione sui fatti e non sulle opinioni.

In un rapporto paritario (e non gerarchico) – altro pilastro della comunicazione costruttiva –  dovremmo anche insegnare ai nostri ragazzi ad utilizzare i messaggi “io”. Invece di dire “Mi sottovaluti”, dire “Mi sento sottovalutato” cambia completamente la percezione nell’altro. Nel primo caso c’è già un dito puntato, un colpevolizzare, mentre nel secondo stiamo parlando di noi stessi, stiamo svelando una nostra fragilità, invitando l’altro a riflettere sul perchè di quell’affermazione attraverso un ponte e non con l’innalzamento difensivo di un muro. E ciò lascia molto spesso la porta aperta per una risoluzione positiva del problema.

Una discussione orientata su questo terreno favorisce infine l’ascolto attivo, l’osservazione, la condivisione. Evitando inutili conflitti personali e trovando modi per trasformare i disaccordi in miglioramento si produrrà crescita e voglia di confronto, in ottica di miglioramento continuo.

Portare la comunicazione costruttiva a scuola significherà, in conclusione, aumentare i livelli di democrazia, di inclusione e di riflessività in funzione del pensiero critico, nel rispetto degli altri e dell’orizzonte comune a cui guardare, dando ai ragazzi un imprinting positivo e non conflittuale nell’analizzare le cose e nel guardare al mondo, abbassando la soglia dei pregiudizi (uno dei principali ostacoli in tema di comunicazione costruttiva). Saranno incontri con tante domande tese ad “aprire” la discussione, e in questo il docente/facilitatore dovrà essere un abile negoziatore, capace di coinvolgere, stimolare, osservare.

Vito Verrastro
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