Il giornalismo delle soluzioni è affidabile, interessante ed edificante: lo afferma un nuovo studio commissionato dal Solutions Journalism Network

giornalismo delle soluzioni

Ci sono ancora degli scettici sul giornalismo delle soluzioni? Certo che sì. Da un lato siamo ancora all’inizio del viaggio, Dall’altro fa parte del gioco quando si attua un cambiamento importante e profondo. Ma noi siamo qui anche per risolvere i dubbi e lavorare sulle sfumature. Le stesse che ci portano a raccontare l’intera storia nel nostro magazine News48.


In questi ultimi mesi stiamo lavorando a stretto contatto con il Solutions Journalism Network per favorire la divulgazione del giornalismo costruttivo e delle soluzioni in Italia. Questo per noi significa restare a contatto con chi questo approccio all’informazione lo ha definito, teorizzato e poi raccontato al mondo. Ma significa anche essere coinvolti in alcune opportunità straordinarie che ci aiutano a fare meglio.


Ed è questa la novità: il giornalismo delle soluzioni è in grado di fare meglio, di incrementare il coinvolgimento dei lettori e di consentire una crescita significativa per gli editori. Lo afferma la prima ricerca condotta sull’audience da parte della società di ricerche sul mondo dei media SmithGeiger e commissionata dal Solutions Journalism Network. L’indagine ha coinvolto 638 persone di età compresa tra i 18 e i 54 anni. Di questi il 47% sono consumatori di notizie locali.

Il giornalismo delle soluzioni può fare meglio


Questa ricerca è molto importante nella fase di divulgazione del giornalismo costruttivo in cui ci troviamo perché afferma che la narrazione costruttiva offre dei chiari vantaggi sia per i giornalisti sia per i consumatori di notizie. Andrew Finlayson, vicepresidente di SmithGeiger, afferma: “Questi risultati affermano in modo inequivocabile l’attrattiva, l’impatto e l’efficacia significativi dell’approccio del giornalismo alle soluzioni in particolare nelle notizie locali”.
Il trend di questi ultimi anni, e in particolare durante la pandemia, è stato caratterizzato da una costante e continua perdita di fiducia nelle notizie. Motivo per cui si è andato delineando uno spazio sempre più ampio per il giornalismo costruttivo e delle soluzioni. Questo si è rivelato essere un ottimo modo per costruire e recuperare la relazione tra le redazioni e la comunità.

Il giornalismo delle soluzioni è interessante e alimenta la fiducia

Il primo dato interessante dell’indagine condotta da SmithGeiger è che il 51% degli intervistati ha affermato di preferire le storie di giornalismo delle soluzioni (di questi il 53% appartiene alla fascia di età 18-45 anni e il 47% alla fascia di età 45-54 anni). Il 32% degli intervistati, invece, afferma di ritenere che siano più interessanti le storie incentrate sul problema. L’83% degli intervistati, inoltre, ha affermato di fidarsi delle storie di giornalismo delle soluzioni mentre il 61% ha dichiarato che questo tipo di narrazione è più interessante da leggere e ascoltare. Solo il 55% ha affermato di avere più fiducia nelle storie orientate solo al problema e il 54% le trova più interessanti. Questi dati risultano coerenti anche considerando le differenze demografiche come età, sesso, posizione e convinzioni politiche.

Come vengono percepite le storie di giornalismo costruttivo e delle soluzioni? 5 sono stati i parametri presi in considerazione:

  • Aiutano a fare la differenza nella mia comunità (dal 42% al 25%)
  • Garantiscono la profondità delle informazioni (dal 41% al 30%)
  • Forniscono un nuovo approccio (dal 40% al 25%)
  • Raccontano ciò che conta (dal 37% al 28%)
  • Offrono la qualità della narrazione (dal 37% al 30%)

Il giornalismo delle soluzioni aiuta a comprendere la realtà

Tra gli intervistati, l’88% ha affermato che una storia di giornalismo delle soluzioni ha provocato una reazione positiva in loro mentre il 74% ritiene che questo accada con un racconto incentrato sul problema. “Edificante” è stato il termine con cui il 52% degli intervistati ha definito il giornalismo costruttivo e delle soluzioni. Mentre il 37% di loro hanno affermato di poter definire ponderata la narrazione costruttiva. Circa il 10% delle persone coinvolte nel sondaggio ritiene che un articolo o un servizio di giornalismo costruttivo ha consentito loro di comprendere meglio un problema e di avergli permesso di guardare in altre direzioni rispetto alla copertura tradizionale dei media.
Ultimo dato significativo della ricerca è che il 79% degli intervistati ritiene che le notizie locali che riportano problemi specifici e le soluzioni per poterli risolvere siano essenziali e importanti per poter costruire una nuova comunità.

Il 2021 è l’anno delle soluzioni

I dati dell’indagine condotta da SmithGeiger ci invitano a leggere dentro le scelte e le necessità dei lettori e degli ascoltatori. Chi consuma le notizie ha un grande bisogno di ritrovare speranza, rassicurazione e quella sensazione di poter migliorare le cose. Questo è il momento giusto per avvicinarsi a questa nuova forma di giornalismo. I ricercatori che hanno condotto l’indagine hanno definito il 2021 come “l’anno delle soluzioni”. Una definizione importante che nasce dall’ascolto delle persone: è forte il bisogno di ritrovare connessione con la propria comunità e questo può accadere attraverso nuove storie. Che siano costruttive, edificanti, ponderate e orientate alle soluzioni.


Nina Fasciaux: il solutions journalism eleva il dibattito pubblico

solutions journalism

Viviamo in un mondo complesso. E tutto fa pensare che lo sarà sempre di più. Siamo immersi in una società che non pone alcun fermo ai problemi ma sceglie di fermare la narrazione. Eppure, noi giornalisti abbiamo un ruolo fondamentale: possiamo educare il lettore, ispirarlo e spingerlo a credere in un mondo che ha mille volti. Non solo quello positivo a tutti i costi ma nemmeno quello negativo allo stremo. Il giornalismo in cui crediamo in questo network è un giornalismo che costruisce, che racconta risposte e soluzioni, che allarga lo sguardo e cerca le sfumature. Il non detto. Il non ancora raccontato. È in questi angoli che si celano le storie di cui abbiamo bisogno. Quelle che elevano il dibattito pubblico e ci impediscono di trovare scuse di fronte ai grandi problemi della società.

Nina Fasciaux è Manager in Europe & International coordinator del Solutions Journalism Network che ha come mission quella di divulgare il giornalismo delle soluzioni in tutti i Paesi del mondo. Una realtà che lavora intensamente e creando connessioni tra giornalisti di ogni parte del globo con l’intento di mostrare nuove strade percorribili e riuscire a cambiare il paradigma dell’informazione. Per me Nina è un punto di riferimento importante e con lei ho appreso gli elementi base del giornalismo delle soluzioni che sono diventate la mission del nostro network. Ed è questa la ragione per cui ho voluto fortemente che fosse presente in questo blog per raccontarci ciò in cui crede e cosa sta accadendo in Europa.

Nina, raccontaci cos è il solutions journalism e perché è così importante soprattutto in questo momento storico

Il solutions journalism riporta le risposte ai problemi. Si tratta di un approccio importante oggi perché sono numerosi gli studi che affermano che le persone si sono allontanate dalle notizie perché troppo negative e perché influiscono troppo sul loro umore. Il solutions journalism gioca un ruolo fondamentale nella società perché consente di riconnettere le persone alle persone. L’eccesso di negatività nell’informazione ha portato a una concentrazione di articoli sui problemi che ha stimolato un sensazione di impotenza nelle persone. Ma c’è un’altra ragione per cui il solutions journalism gioca un ruolo importante oggi: influenza i decision maker e ci toglie dalla tentazione di trovare scuse per non risolvere i problemi.

Perché credi nel solutions journalism?

Le notizie sono qualcosa di molto complesso. Dietro ogni storia ci sono più sfumature. Quando ho lavorato in Russia come giornalista, per 5 anni, leggevo le notizie sulla Russia che venivano date in Europa e tutto sembrava eccessivamente negativo: non era totalmente falso, ma non era nemmeno completamente vero. Si trattava per lo più di un racconto dei russi senza i russi. Credo che per noi giornalisti sia frustrante rapportarsi sempre con lo stesso tipo di storie. Spesso è sufficiente cambiare nome della città, nomi dei protagonisti e la data per avere una storia che, in realtà, assomiglia a tutte le altre. Ho sentito il bisogno di raccontare storie nuove.

La prima cosa da fare se si è un giornalista e si vuole avvicinare il solutions journalism

Il primo aspetto fondamentale è comprendere a fondo che non si tratta di giornalismo positivo ma di un giornalismo che ha un suo approccio critico. Questo ci porta a porci domande che vanno più a fondo nei fatti: ci sono sfumature che nessuno ha raccontato di questa storia? Chi sta facendo meglio? Nel caso, poi, di storie che partono dai dati è interessante rintracciare la devianza positiva: dove le cose stanno funzionando? Quello può diventare il punto di partenza del racconto.

La prima cosa da fare se si è studenti di giornalismo interessati al solutions journalism

Credo che l’approccio migliore sia quello di tenere a mente che non è necessario focalizzarsi sulla storia ma è importante allargare la visuale per cogliere ciò che è meno evidente.

Quando non è possibile fare solutions journalism?

Sicuramente nelle breaking news che hanno un taglio lampo che non approfondisce. Però è possibile lanciare una notizia e poi prendersi il tempo per tornare indietro, osservare e raccontare.

E invece, quando è necessario?

Sicuramente in tematiche come il cambiamento climatico o le violenze: in quei casi in cui la narrazione è la stessa da 15 anni. Abbiamo l’opportunità di elevare il dibattito pubblico ed evitare l’apatia. Prova a pensare: se dici che la casa brucia l’effetto è la paralisi, se dici la casa brucia e abbiamo due soluzioni per salvarci la percezione cambia totalmente.

Quali sono i Paesi europei più orientati al solutions journalism?

Ci sono diverse realtà interessanti. Mediacité in Francia sta facendo un ottimo lavoro così come la BBC nel Regno Unito. Molto attivi sono anche i danesi e in Europa Centrale e dell’Est Transition sta lavorando molto bene in questo senso.

Solutions journalism e Covid-19: come si può migliorare la narrazione?

Sono due le considerazioni da fare. La prima è un invito a sezionare il problema in più parti: questa è la chiave quando il tema è molto ampio. Definire le più piccole parti del problema ed entrarci dentro. Non raccontare il Covid-19 in modo generico ma porre l’attenzione sulla vulnerabilità delle persone in questa situazione, per esempio. La seconda riflessione riguarda le lezioni da imparare dalla prima ondata o dagli altri Paesi. Con questo sguardo alle soluzioni e alle possibili risposte replicabili si riesce a offrire una informazione di qualità.

10 motivi per cui abbiamo bisogno di un giornalismo delle soluzioni

giornalismo delle soluzioni

Il giornalismo delle soluzioni è un giornalismo che racconta il problema oltre la sua essenza e guarda alle possibili risposte. Si tratta di un approccio all’informazione che costruisce, propone, allarga la visione.


Sul blog del Solutions Journalism Network con cui collaboriamo, sono state elencate le 10 ragioni per cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, di un giornalismo che racconta soluzioni.

  • È un giornalismo che offre una visione completa della società. Quando raccontiamo i problemi ma non le risposte stiamo omettendo una vasta area di attività umane e stiamo alimentando credenze ingannevoli sulla realtà.
  • Ci offre un feedback sui meccanismi della società molto più efficace e utile. Quando le persone ricevono feedback con un taglio costruttivo elevano la propria capacità di risolvere i problemi.
  • Fornisce informazioni essenziali per risolvere dei problemi. Sapere che qualcosa non funziona senza avere altre informazioni orientate alle soluzioni, infatti, non ci racconta come possiamo sistemare il problema.
  • Rafforza la comunità. É un modo per informare i lettori su come possono applicare i propri talenti per affrontare e essere di aiuto ai problemi sociali.

Tra nuove visioni e opportunità nascoste

  • Completa la teoria del cambiamento del giornalismo. Esistono due modi in cui i giornalisti possono contribuire alla società: il primo è raccontare le cose dannose, il secondo è raccontare le cose utili. Due sono le opportunità ma la scelta cade spesso sulla prima delle due.
  • Rivela opportunità nascoste per il cambiamento sociale. Visto l’approccio al racconto negativo dei media, buona parte delle attività di problem solving non vengono narrate e, quindi, le possibilità di cambiamento non si realizzano.
  • Allena la comprensione della società da parte dei giornalisti. La continua esposizione a modelli edificanti allena l’abilità dei giornalisti di raccontare ciò che funziona e criticare cosa non funziona.

Le risposte alle esigenze del lettore e del giornalismo

  • Affina il giornalismo tradizionale. Coprire notizie di attività che guardano alla soluzione, aiuta i giornalisti ad aggiungere profondità, contrasti e varietà al proprio lavoro. E può anche rivelare ipotesi nascoste o angoli ciechi.
  • Affina il giornalismo investigativo. Alcune storie di giornalismo investigativo possono essere rafforzate con una discussione su come problemi simili siano stati orientati altrove. Quando le persone vedono come i problemi possono essere risolti, i fallimenti risultano meno accettabili. Esistono modelli positivi bloccati da interessi acquisti. Il giornalismo costruttivo e delle soluzioni e il giornalismo investigativo possono diventare due facce della stessa medaglia
  • Attrae un nuovo pubblico. Esiste una buon fetta di consumatori di notizie che sono stanchi di una dieta di notizie tristi e non si accontentano più di essere destinatari passivi di racconti di crisi, punti critici e scandali. I cittadini, soprattutto i più giovani, sono interessanti nella ricerca, nell’ampliamento e nella rafforzamento di cosa funziona, e molti sarebbero disposti a pagare per notizie che ritengono essere di aiuto. Il giornalismo delle soluzioni incontra questo bisogno del mercato.

Il giornalismo delle soluzioni ci rende più concreti e ottimisti

Giornalismo delle Soluzioni

Notizie raccontate secondo i principi del solutions journalism (giornalismo delle soluzioni) e del giornalismo costruttivo, sono più amate dai lettori. Lo ha dimostrato uno studio effettuato da Engaging News nel 2014 e confermato il follow up eseguito nel 2015.


Lo studio, che viene ben raccontato sul blog del Solutions Journalism Network con cui collaboriamo, evidenzia in linea generale come i lettori si soffermino più a lungo sulle notizie che sono focalizzate su risposte e soluzioni rispetto al tempo speso per leggere una notizia che si limita a narrare un problema. La ricerca mette anche in risalto come gli articoli costruttivi siano quelli condivisi con più piacere dai lettori. Lo studio, realizzato in collaborazione con The Deseret News, ha evidenziato in particolare tre aspetti.

  • I lettori si sentono meno impotenti.


Chi si imbatte in una storia di giornalismo costruttivo o delle soluzioni sviluppa un sentiment più forte nei confronti delle soluzioni. Accade che al termine della lettura abbia la percezione che, per quanto grande sia il problema, esistono strade che portano alle soluzioni e alle risposte possibili. Sono quelle che hanno intrapreso persone, istituzioni, comunità in giro per il mondo.

  • I lettori amano trascorrere più tempo sulle pagine che raccontano storie costruttive.


Secondo lo studio condotto, i lettori trascorrono il 25% di tempo (circa 30 secondi) in più sulle pagine che hanno un contenuto che racconta soluzioni e risposte. Parliamo di secondi, va bene, ma questo è un segnale di come le storie che ci catturano siano quelle che ci fanno sentire in grado di poter cambiare le cose.

  • I lettori, dopo aver letto la storia costruttiva, lasciano il sito se non trovano altro.


Questo è un dato interessante: non è sufficiente produrre una sola storia di qualità. Risulta più produttivo offrire ai lettori una sorta di viaggio nelle soluzioni proponendo storie differenti: che siano risposte agli stessi problemi oppure a problemi di diversa natura.

Segni di un cambiamento in atto: il lettore sta diventando più critico


Trovo questi dati significativi di un cambiamento che noi del Constructive Network stiamo toccando con mano in particolare negli ultimi mesi. Il lettore che viene catturato dal click facile esiste ancora. Al suo fianco, però, comincia a delinearsi sempre di più un lettore critico che sceglie le proprie fonti, abbraccia le storie costruttive e vuole nutrirsi di informazioni utili davvero.


Il Covid-19 ce lo ha insegnato: non ci basta più riconoscere il problema, abbiamo la necessità di sentire che questo sia in qualche modo gestibile o risolvibile. Abbiamo bisogno di risposte, di sguardi orientati a ciò che possiamo fare ora per migliorare il futuro. Siamo arrivati a questa pandemia con un tasso di cinismo molto alto e con una bassa fiducia nei media. E questo, badate bene, è quanto accade in tutto il mondo.

Dialogando con giornalisti internazionali ho avuto conferma che la poca credibilità nei confronti dei media non è affare solo italiano. Non che sia una notizia che debba farci stare meglio, ma di sicuro ci permette di fare una riflessione più approfondita sul punto in cui siamo come esseri umani.
Siamo arrivati al 2020 sfiduciati e cinici. Con in testa tanti problemi sociali e sulle spalle il senso di colpa per averli generati. Poi è arrivato il Covid-19 e in qualche modo ha mischiato le carte in tavola. Chi ha voluto vedere l’opportunità nella difficoltà, ha potuto cogliere nuove esigenze comunicative.

Le nuove domande nate con il Covid-19


Chi legge oggi si chiede: come ne usciamo? Torneremo alla vita di prima? Cosa sta cambiando e cosa cambierà nelle nostre abitudini? Come devo fare per continuare a vivere la mia quotidianità?


Sono le storie che vengono cercate dal lettore critico. Egli si sofferma su di esse, prende appunti, condivide con amici e famiglia, ci torna per ricordare e conserva per ripassare. Sono storie che insegnano, educano, aiutano. Vale per il Covid-19 oggi ma possiamo ampliare lo sguardo a ogni altro problema che riguarda l’umanità intera o la singola comunità.

Continuiamo a imparare da questa pandemia: rivediamo le domande per guidare le nostre storie.