Il solutions journalism è un approccio alle notizie che richiede molto impegno, viaggi, scoperta e incontri. L’idea è quella del giornalismo di reportage che ha bisogno di vivere i luoghi, assaporare le esperienze e lasciarsi ispirare dalle interviste. Osservare i progetti dall’interno e unire alla narrazione le sensazioni che danno solo le esperienze in presenza.


Negli ultimi due anni, però, noi giornalisti ci siamo trovati spesso a doverci occupare di scrivere storie senza poterci muovere da casa. La pandemia non ha offerto grandi occasioni per viaggiare. Sebbene sia un momento passeggero, che tutti ci auguriamo possa finire presto, resta il fatto che può capitare di dover scrivere una storia in versione remoto.

Come lavorare a distanza a una storia di solutions journalism


Tina Rosenberg, co-fondatrice del Solutions Journalism Network e Roxanne Patel Shepelavy, editore esecutivo/co-direttore esecutivo di The Philadelphia Citizen hanno delineato cinque suggerimenti utili messi a punto proprio durante la pandemia per scrivere storie di solutions journalism direttamente dal salotto di casa.

  • Pianifica tutto. Anche quando possiamo viaggiare, la scelta migliore è sempre quella di pianificare l’esperienza mettendo insieme dati e informazioni. Se non altro per avere la certezza di non muoversi per nulla. La differenza resta nel fatto che viaggiando abbiamo a nostra disposizione profumi, colori, incontri fortuiti. I luoghi assumono un fascino molto particolare che contribuisce a rendere le storie ricche di dettagli. Non potendo partire, quello che possiamo fare è dettagliare quanto più possibile l’elenco di persone da intervistare e chiedere loro di raccontare i luoghi, condividere sensazioni e offrire i dettagli che noi non possiamo percepire.
  • Punta sull’aspetto visivo. Non essere sul luogo rende la narrazione complicata. Chiediamo, quindi, a chi è presente sul luogo che rappresenta la storia che vogliamo raccontare di girare un video e mandarcelo. Riempiamo queste persone di domande: focalizziamo l’attenzione sui dettagli. In questo articolo del New York Times Tina Rosenberg ha dato un ottimo esempio di narrazione a distanza senza perdere di vista i dettagli. Si è fatta raccontare da una persona presente ciò che aveva davanti ai propri occhi, quale cibo veniva servito, quali profumi e quali sensazioni. In questo modo è riuscita ad arricchire il suo pezzo di elementi utili ai fini della storia.
  • Una prospettiva più profonda. Quando conduciamo un’intervista a distanza dobbiamo puntare molto sulle interviste. È utile, afferma Rosenberg, lasciar parlare l’interlocutore più a lungo in modo da farlo sentire a proprio agio. E in un secondo momento fare diverse domande dettagliate per sapere se è rimasto sorpreso da qualcosa in particolare, se ha incontrato qualcuno, se ha ascoltato una conversazione interessante.
  • Dividi il problema in più parti. Questo suggerimento vale sempre, nel solutions journalism. Ogni volta che ci troviamo davanti a una storia e abbiamo bisogno di dati quantitativi, possiamo dividere il problema in piccole parti. Per ogni aspetto possiamo chiederci “Chi sta facendo un lavoro migliore?”. A questo punto possiamo accedere a banche dati, informative di organizzazioni, contatti con esperti. L’obiettivo è esplorare a fondo ogni dettaglio.
  • Allarga l’immagine. Le storie di solutions journalism si impegnano spesso a raccontare una sola pratica promettente in tutti i suoi particolari. Quando si lavora a distanza può non essere sufficiente per offrire una panoramica ampia delle soluzioni a un problema. Ecco che allora può diventare interessante e stimolante trovare più storie che raccontano risposte anche differenti al medesimo problema. Utilizziamo, anche in questo caso, interviste, ricerche, incontri video per arricchire i nostri articoli.

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