Rallentare! La parola che si confà con questo periodo pandemico. Non eravamo abituati. Anzi, spesso si diceva in tono esortativo: “keep calm”. Le due parole che derivano dal motto Keep Calm and Carry On. Motto che si trovava ovunque come invito a cambiare modalità. Ancora adesso succede, ma molto meno, perché la marcia non è più la stessa. Lo si leggeva affisso sulle facciate dei muri, nelle pubblicità, sui social. Ci si faceva caso giusto quel nano secondo in cui lo si vedeva o sentiva, pensando: ma quanto è vero, bisogna agire così. Con calma. Poi si tornava a correre e chi se lo ricordava più l’atteggiamento tanto anelato. Ma cosa c’entra col giornalismo costruttivo? Mi potreste chiedere.

Ve lo racconto partendo da lontano, seguendo un po’ la storia del suo bisogno. Lo slogan, Keep Calm and Carry On, fu prodotto dal governo britannico nel 1939 agli albori della seconda guerra mondiale, con lo scopo di invogliare la popolazione a mantenere l’ottimismo e non farsi prendere dal panico in caso di invasione nemica. All’epoca non fu mai usato. Ma fu riscoperto nel 2000. Da allora è stato utilizzato da compagnie private come tema per pubblicizzare una vasta gamma di prodotti. Ogni tanto risaltava fuori, poi ci si distraeva per le mille cose che si accavallavano e si facevano talvolta pure contemporaneamente. Con la fast life. Se non si era multitasking non si era fighi.

Anche se, più che altro, eravamo dei robottini, trafelati, stressati, cui risultava difficile fare un saluto all’amica o al parente di turno, addirittura al telefono. Lo ammetto è successo anche a me. Si prendeva appuntamento via chat per farlo. Vi rendete conto dove eravamo arrivati? Per la verità qualcuno si salvava da quest’andazzo, ma davvero poche anime, anche perché a dirla tutta c’è ancora chi agisce così. Con lo stesso spirito è nata la giornata mondiale della lentezza. Quest’anno siamo alla sua sedicesima edizione.

L’attesa: una protagonista di questi tempi

Fermiamoci! Era la tesi confermata da studi scientifici e internazionali. Un’indagine pubblicata sul New York Times, nel 2018, dimostrava come bastava rallentare e modulare il proprio respiro per sentirsi meglio. Poi patatrac arriva la pandemia a far diventare nostra questa modalità con la reclusione di massa, i vari lockdown. A ogni ondata è come se ci fosse una vocina ronzante nel sottofondo a sussurrarci nell’orecchio: “Non l’hai ancora capita la lezione? Ora te la spiego meglio”. Con che cosa? Con l’attesa. È lei la protagonista di questo periodo storico.

Un’attesa lunga ed estenuante a cui però ci stiamo poco per volta abituando. Questo virus ci costringe a rallentare, ad aspettare, a fare le cose proprio con calma, addirittura a non far nulla. Siamo ormai sfiniti, esausti. Forse non abbiamo capito ancora bene che il pezzo di ricambio della sedia a rotelle arriva quando sarà il momento, così come la risposta tanto attesa, il lavoro, il posto in ospedale, la negatività del tampone e via discorrendo. Non c’è nulla di certo. Intanto non ci rimane che guardare fuori dalla finestra e cosa si vede? Un cielo terso, azzurrissimo. Oggi è così.

Mettiamo il caso ci fosse la nebbia, sappiamo comunque che dopo torna il sereno. È l’epoca dei ripensamenti, degli esami di coscienza. La riflessione rende la vita più nitida. Sembra di essere in cammino verso la meta. Come dei pellegrini. Se si procede con il cuore, con la mente, non con le gambe, le gambe seguono, se si libera lo spirito, se lo si manda avanti e gli si va dietro, se lo spirito si perde, ci si perde, e si ritrova la via, è una cosa fantastica ritrovarla. Succede anche nella vita. Ma il bello è quello che accade strada facendo. Come farsi la doccia con la canna dell’orto del prete, l’incontro speciale, magari non avere nulla da mangiare, poi però le persone che abitano vicino a dove ci si ferma, vengono a far conoscenza e ci portano quello che manca, guarda caso proprio una cena. In cammino siamo tutti fratelli.

Siamo tutti uguali: ce lo ha dimostrato la pandemia

Ce l’ha dimostrato anche il Covid-19. Non ci sono distinzioni di sorta. Siamo tutti uguali. Non va scordato, anche se ancora qualcuno continua a dimenticarselo. Ci vuole umiltà, cosa che purtroppo si è persa, ci vuole la pazienza che non ci è mai molto piaciuta e chiamiamo infatti santa pazienza, ci vuole spirito di condivisione, altrimenti il cammino può diventare un incubo. L’andamento lento insegna anche questo, oltre a non giudicare e pregiudicare gli altri. Lo dicono i pellegrini doc. “Questo è il momento di ricordarci chi siamo. Di vivere intensamente ogni presente. Di trasformare ogni istante in una celebrazione consapevole del miracolo della vita. Quante persone riescono a scorgere in una crisi un’opportunità? Questo è il tempo di scegliere, decidere e saper tradurre i valori più alti della nostra esistenza in pensieri, parole, azioni”. Sono parole che si rincorrono nelle pagine social di Daniel Lumera, uno dei più apprezzati esperti delle scienze del benessere e riferimento internazionale della meditazione.

Parole che orami sono insite in noi, a prescindere. Un po’ tutti le abbiamo dentro. Questo è il momento di trovare le soluzioni ai problemi. E visto che ce ne sono tanti di problemi, tra l’altro risolto uno ce n’è subito un altro all’orizzonte, è necessario continuare a indagare, studiare, ricercarne sempre di nuove, di soluzioni. E ce ne sono. Lo dimostra News48.it, che le raccoglie con estrema cura da ormai quasi un anno. Bisogna crederci e dedicarci del tempo per scovarle. Vanno ben meditate, declinate, messe in pratica e poi raccontate. Questa è la missione del giornalismo costruttivo, la nostra missione, la strada in cui non ci si può perdere. È importantissima per cambiare il mondo, per uscire da un circolo vizioso in cui siamo finiti da ormai troppo tempo e crearne uno nuovo, virtuoso, lasciando da parte la smania di fare in fretta. Quanto ci faceva sbagliare, non vi siete accorti? Rallentare aiuta a ponderare, correggere, limare, migliorare le soluzioni nel crearle prima e nel descriverle argomentandole poi. Anche solo a leggerle fa bene allo spirito, possono essere fonte di ispirazione lungo il nostro cammino, le nostre stimolanti compagne. Prima o poi troveremo il modo di premiarle. Si fa un passo allo volta, ci si ferma, si va avanti, e complice il movimento, il fare, ci si sorprende. Se non oggi, domani.

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Barbara Majnoni
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