Una memoria da elefante

Se vi siete persi le puntate precedenti le trovate qua. Mi sono immaginato un corso universitario, mi sono immaginato una classe di giovani donne e uomini prepararsi a conquistarsi il proprio posto nella società, mi sono immaginato come vorrei fosse un corso universitario.

L’ho fatto per raccontarvi il Constructive Network.

Sssh…venite con me, la quarta lezione è appena cominciata.


Oggi vorrei iniziare con una storia che mi è venuta in mente e che trovo drammaticamente vera: “L’elefante incatenato” di Jorge Bucay, la trovate nel libro “Lascia che ti racconti”.
La conoscete?

– …

“Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante […] Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune….Ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri”.
Ci avete mai pensato? Com’è possibile che un elefante, da una forza spaventosa, non riesca a sradicare un paletto conficcato a terra?

Perché è ammaestrato prof?

– Provate a chiudere gli occhi mentre vi leggo il seguito della storia e usate l’immaginazione: “L’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito, e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo […]  Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino.”

– Quindi da adulto non scappa perché è convinto di non saperlo fare…

  • Esatto, triste no?
    E voi quante volte avete rinunciato a inseguire un sogno perché avete fallito da inesperti, da giovani?

– …

– In “Il fallimento è rivoluzioneFrancesca Corrado scrive che “il fallimento è un momento di pausa nel caos della vita. Non è un arresto definitivo, un vicolo cieco, un capolinea, ma una sosta nella quale scendere dall’altalena del piacere e del dispiacere e cercare, riflettere, farci domande, avanzare dubbi e fugare certezze” e poi aggiunge che può sembrare controintuitivo, ma più falliamo e meglio impariamo a conoscerci.

– In effetti prof, se l’elefante ci avesse riprovato, una volta cresciuto, ci sarebbe riuscito e avrebbe preso consapevolezza della propria forza.

– Esatto Lino.
Sapete che Maslow, lo psicologo americano che teorizzò la gerarchia dei bisogni – base fondamentale per chiunque si avvicini al marketing-  sosteneva che si possono distinguere i prodotti realizzati da persone soddisfatte da quelle non soddisfatte, solamente osservando il prodotto?

– addirittura..

e già.
E sapete cosa c’è all’apice della piramide di Maslow?

– L’autorealizzazione.

– Brava Cecilia.
Pensateci, quando siete felici i problemi non svaniscono, ma vengono affrontati con la luce della consapevolezza sulle proprie capacità e sui propri limiti.
Non voglio entrare in temi filosofici o psicologici, ma vorrei darvi uno spunto di riflessione.
Anzi, darci, perché io stesso sono ancora in cammino verso l’autorealizzazione e verso la felicità.
Qualcuno di voi conosce la Maieutica?

– È una tecnica dialettica il cui più grande esponente fu il filosofo greco Socrate e che si trova descritta nel Teeteto opera tarda di Platone ( 368 a.c. circa)

– Complimenti Marta, ma sai descriverla in maniera meno accademica?

– Si… è un metodo per far emergere quello che già effettivamente è presente nell’uomo, attraverso delle domande. Chi le fa non aggiunge nulla ma le affina volta per volta accompagnando così “l’intervistato” verso una piena realizzazione e quindi verso la felicità.

– Chiarissima!

Domande, solo domande per arrivare alla profondità di quello che crediamo.
Marta, possiamo quindi supporre che chi usa la maieutica crede che la verità sia dentro ognuno di noi, che forse va solo dissotterrata?

– Credo si possa vederla così, prof.

Se quindi sostituiamo la parola verità con creatività, o intuizione, possiamo dire che attraverso delle domande costruttive, e relativo ascolto, possiamo risvegliare la creatività, intesa come «facoltà umana di produrre nuove idee per migliorare la vita»?

Potrebbe essere.

Nelle prossime lezione vorrei focalizzarmi sull’uso delle domande e dell’importanza dell’ascolto associate a due diversi campi. Vi lascio con un semplice compito: date  un’occhiata a quanto dice il Constructive Network.
Perché vedete, raccontare una storia in chiave costruttiva è una scelta che parte dalle domande.

Ci vediamo alla prossima lezione, sempre qui in aula 24.

Francesco Sicchiero
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