La cura tra medicina del territorio ed empatia. Una storia da U.S. News

Ogni mattina 30 membri della Native American Community Clinic di Minneapolis – punto di riferimento sanitario della numerosa comunità dei nativi del Minnesota – si riuniscono in una videochiamata su Zoom. E prima di assegnare i compiti della giornata la guida spirituale del centro, Renee Beaulieu-Banks, fa una rapida benedizione in Ojibwe – la lingua algonchina – e poi in inglese.


Inizia così, con il racconto di una routine mattutina molto speciale in un ambulatorio medico americano ai confini con il Canada, l’articolo scritto da Cole Premo con il supporto del Solutions Journalism Network per la testata U.S. News.

Medicina e spiritualità per la cura del Covid-19

“Parliamo con gli spiriti. Li invitiamo ad ascoltare, li ringraziamo, offriamo loro tabacco per le nostre preghiere e in segno di gratitudine”, continua Beaulieu-Banks. “È una richiesta di guarigione non solo per noi ma per l’intera comunità, per tutti”.
Renee durante la cerimonia si rivolge anche allo spirito del Covid-19 ed esprime riconoscenza nei confronti dei medici – “i nostri guerrieri” – che in condizioni molto difficili si occupano di tutta la comunità.


Il 78% degli indiani americani e dei nativi dell’Alaska vive al di fuori delle Riserve. Molti si trovano in grandi aree urbane come questa di Minneapolis. Il virus li ha colpiti molto duramente anche dal punto di vista psicologico che economico. Queste comunità abitano in zone isolate e non hanno accesso ai servizi sanitari di base. Gli ospedali sono pochi e le famiglie condividono piccole case sovraffollate dove il virus può facilmente diffondersi. Le abitazioni spesso mancano di elettricità e di acqua corrente: qui lavare bene le mani è più difficile che nel resto degli Usa.


Dall’inizio della pandemia, la Native American Community Clinic di Minneapolis non li ha mai lasciati soli, li ha supportati e aiutati con la telemedicina e inserendo nei protocolli terapeutici anche la medicina tradizionale e le cerimonie di guarigione.

La clinica medica e la comunità insieme sul territorio


La clinica e la comunità hanno lavorato con molta attenzione su tutto il territorio per tracciare e per mettere in isolamento quante più persone possibile. “C’è stata una grande collaborazione da parte dei capi tribù, gli abbiamo spiegato come indossare la mascherina e perché è necessario evitare i raduni per proteggere gli anziani”, spiega Dionne, membro della Turtle Mountain Band degli indiani Chippewa nel Nord Dakota.

I medici e le persone hanno fatto di tutto per limitare la diffusione del virus e alleggerire il peso sugli ospedali. E a quanto pare questo progetto di medicina territoriale sta funzionando, le persone comprendono cosa sta succedendo e si sentono ascoltate, rispettate, protette, meno sole.


L’inverno è alle porte e i casi di Covid-19 sono di nuovo in aumento, ma la Native American Community Clinic insieme ai nativi algonchini non si abbatte, si adatta ed è pronta ad affrontare i prossimi difficili mesi. “La nostra gente è resiliente, ha superato già tante difficoltà e altre epidemie”, dice Beaulieu-Banks. “Ci concentriamo sulla guarigione. Sentiamo che la cura è vicina. Ne usciremo. I think we’re going to come out of this OK”.

“Andrà tutto bene”, conclude Renee.

Articolo letto nello Story Tracker del Solutions Journalism Network.

Paola Oriunno
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