Giornalismo costruttivo: soluzioni come “vestiti” utili per chi li indossa

Da sempre l’umanità si ingegna sul “come” vivere. Il ragionare sulle soluzioni è, dunque, alla base della nostra storia. Si va dal come accendere il fuoco, al come procacciarsi il cibo, fino alla costruzione dei massimi sistemi politico-ideologico-culturali. In fondo, lo stesso giornalismo, inteso come attività volta a favorire la comprensione dei fatti di vita, sotto sotto pensa proprio alle soluzioni per un mondo migliore: lo fa anche quando parla soltanto dei problemi senza descriverne i rimedi. Ecco perché il giornalismo costruttivo non deve affatto stupirci. Anzi, dev’essere incoraggiato. Perché ci consente di ritrovare il senso di utilità sociale che anima il senso profondo della professione giornalistica.

La riflessione di Annarosa Macrì su il “il Quotidiano del Sud”

Di recente, proprio il giornalismo delle soluzioni che ispira il Constructive Network diventa oggetto di un bel dialogo tra me e Annarosa Macrì, giornalista di lungo corso, già collaboratrice di Enzo Biagi, già cronista Rai sul piano nazionale e poi per la Tgr della Calabria, la sua – la mia – regione. Lo spunto arriva da un post della pagina Facebook di Macrì animato da commenti sul tema dell’informazione che serve alla Calabria. Il flusso di queste opinioni scorre soprattutto su un doppio binario: da un lato ci si concentra sull’idea di un primato del giornalismo della “nera” fermo quasi del tutto alle cose che non vanno, alla criminalità, al malaffare; dall’altro c’è chi pensa a controbilanciare questo taglio con le “belle notizie”, le “good news”, ferme all’esito positivo, per promuovere le eccellenze calabresi, la cosiddetta “Calabria positiva”. Da qui, l’esigenza di dire la mia, per descrivere le sfumature del giornalismo costruttivo che guarda, sì, alle cose che non funzionano, ma per focalizzarsi sulle soluzioni, sul loro “come”, sui processi che li governano, sui loro stessi limiti.
Queste mie osservazioni vengono poi accolte nello spazio “Lettere e interventi”, la rubrica curata da Annarosa Macrì per “il Quotidiano del Sud”: le trovate accompagnate dalla risposta della giornalista per l’edizione calabrese del 15 marzo 2021 in forma cartacea recuperabile comunque nella versione digitale.

Una “terza via” tra la “nera” e le “good news”

Ma intanto, ecco alcuni passaggi dei due interventi. Il mio parte da una premessa: il giornalismo positivo che definisco “poco o per nulla utile” nella misura in cui non va a spiegare le dinamiche delle soluzioni. Poi pongo l’accento sul giornalismo basato soltanto sulle ‘cattive notizie’ che “rischia anch’esso di scivolare nello stereotipo e nella rappresentazione semplicistica dei contesti”. Infine, spiego il senso del giornalismo costruttivo sostenendo l’idea che la tensione verso la cosiddetta “realtà” debba essere integrata “laddove possibile” da “altre sfumature, da altre vie del giornalismo”, oltre la “rigida dicotomia” bianco/nero, positivo/negativo. Insomma: la linea del magazine News48.it, costola naturale del Constructive Network.

Macrì: problematico “offrire soluzioni”

Annarosa Macrì esordisce, invece, definendo “molto coraggiosi” i professionisti e le professioniste impegnate nel progetto editoriale di News48. Un giornale “squotidianizzato”, come lo definisce lei, “in un mondo dell’informazione che ha praticamente ridotto in stato comatoso i settimanali”: un “racconto lento” che “aiuta il lettore a uscire dall’affanno della rincorsa del flusso continuo di notizie”; un flusso “che a un certo punto non si riesce più a governare, figuriamoci a capire”.

Dopodiché, la sua analisi va dritta al cuore del giornalismo costruttivo: “Più problematica – sostiene Macrì – mi pare la vostra idea di ‘offrire soluzioni’ ai problemi”; “le soluzioni – prosegue – non sono mai tecniche, ma politico-economico-psicologico-sociali, e, dunque, non possono prescindere dalle ideologie”. “Offrire soluzioni vuol dire possedere una carta d’identità molto schierata, io credo. Che non è peccato…”, è la sua conclusione.

News48.it: coraggio, ma anche fiducia

La risposta di Macrì è per me fonte di gratitudine perché c’è l’attenzione di una giornalista pronta ad aprire una finestra di comprensione sul nostro operare. Le sue parole, inoltre, sono preziose poiché offrono spunti per descrivere meglio i presupposti metodologici del giornalismo delle soluzioni.
Intanto, è giusto soffermarci sul coraggio che ci viene riconosciuto. Vero: siamo coraggiosi, ma anche fiduciosi. La nostra fiducia deriva dalla consapevolezza di dover parlare a lettrici e lettori desiderosi di un taglio “diverso”. Il mio intervento per la rubrica di Annarosa Macrì fa riferimento, non a caso, al fatto che “esistono anche – e forse crescono sempre di più – quei segmenti di opinione pubblica, di donne e uomini, stanchi dell’informazione definita ‘spazzatura’, ‘urlata’, percepita come ‘gonfiata’, complice anch’essa della sfiducia e della logica del ‘son tutti uguali’”. Proprio a queste persone ci rivolgiamo. Lo facciamo anche arrivando più tardi se necessario, per approfondire il più possibile, oltre la corsa delle notizie flash e dell’essere veloci a tutti i costi.

Soluzioni secondo il vissuto di chi le incarna

Riguardo, poi, alle soluzioni, è doveroso chiarire che il giornalismo costruttivo non offre e non deve offrire rimedi. Noi del Constructive Network le soluzioni le descriviamo, nel senso che ce le facciamo raccontare. Le spieghiamo osservando la dimensione (soggettiva) di chi le sostiene e le vive, al di là delle preferenze di chi se ne occupa da cronista.
In pratica, noi raccontiamo storie di vita e di riscatto, progetti, percorsi di adattamento, forme concrete di resilienza. Aspetti degni di nota giornalistica perché vissuti come “realtà” costruttiva da chi li incarna.
In questa accezione, descrivere le soluzioni non vuol dire di per sé partigianeria. Esse, infatti, vengono considerate come “vestiti” o “scarpe” promosse da chi le indossa; qualcosa di benefico per la condizione esistenziale di chi le sceglie. Dopodiché, questi “abiti” e queste scarpe, per alcuni saranno soltanto “roba” da scartare, mentre per altri saranno fonte d’ispirazione per il “vestito” della propria ripartenza.
In buona sostanza, il giornalismo costruttivo è sì schierato, ma dalla parte della “cultura del come”. Che vuol dire guardare al modo per risolvere i problemi. Un modo considerato giusto in senso soggettivo, per determinate persone, in particolari contesti storico-sociali più o meno ampi.

Verità testimoniate, percepite, non assolute

Siamo, perciò, lontani dall’idea di intercettare verità assolute. Del resto, sappiamo che ogni scelta, ogni forma di soluzione – la stessa cronaca -, riflettono per loro natura la sensibilità soggettiva di chi le anima. Piuttosto che inseguire il mito dell’oggettività, puntiamo quindi all’onestà di accogliere testimonianze e punti di vista. Obiettivo: cercare di comprendere i punti di forza e di debolezza delle soluzioni secondo la percezione di chi ne è artefice e/o di chi ne fruisce.
In virtù di questo approccio portiamo avanti il nostro non facile, ma stimolante compito. Lo facciamo anche grazie alle critiche costruttive come quelle oneste di Annarosa Macrì. Che tra l’altro, a proposito di News48.it, chiude la sua riflessione così: “Per il resto, complimenti per il vostro progetto editoriale. Che è affascinante e serio. Anche per la qualità di scrittura dei vostri articoli, e non è un dettaglio”.

Francesco Ciampa

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