Adolescenti e notizie: quale relazione?

Quello tra gli adolescenti e le notizie è un rapporto interessante da analizzare. E per farlo voglio partire da una domanda che mi ha posto mia figlia:

Oh, ma non è possibile. E che è, nel mondo succedono solo tragedie?

Alice ha 16 anni e, a pranzo, ha un orecchio alla Tv, che sta mettendo in onda il Tg. All’improvviso non riesce più a mangiare la pasta. Sbotta in questa esclamazione che mi fa capire quanto il suo cervello da adolescente consapevole si stia rifiutando di incamerare orrori a ripetizione. Le si chiude improvvisamente lo stomaco, tra una notizia e un’altra impilata nel bollettino di guerra subìto all’ora di pranzo, quando la famiglia si riunisce e vorrebbe trovare un quarto d’ora di pace in attesa di un pomeriggio di compiti e lavoro.

Ma non potrebbero parlare di Greta? E’ la frase che arriva subito dopo, a sostenere un processo che non è solo di elaborazione-rifiuto ma anche di proposta, di missione, di sfida da parte di un mondo, quello dei teenager, che ha eletto Greta Thunberg come riferimento di una causa globale, oggi avvertita in modo più consapevole e responsabile grazie alle proteste della ragazzina svedese e all’eco mediatica che ne è conseguita.

Così è nata Lavoradio, progetto di giornalismo costruttivo

Alice non poteva sapere (o non ricordava) che sette anni prima, di fronte all’ennesimo Tg catastrofico assorbito all’ora di pranzo, dissi a lei e al fratello che quel flusso di notizie era solo una parte della verità, non la verità, e che – nello specifico mi riferivo al tema del lavoro – oltre alle notizie su proteste, licenziamenti, mobilità e disoccupazione – c’erano sicuramente tantissime buone nuove relative alla nascita di nuove imprese, startup, assunzioni, o persone che se lo inventavano, il lavoro. C’erano ma non transitavano per l’informazione mainstream. C’erano ma erano seppellite sotto cumuli di detriti e macerie del “lavoro che non c’è”.

C’erano ma si trovavano su riviste come Millionaire, di cui mi sono nutrito per tantissimi anni (e ancora continuo a farlo). E così, da quel moto di ribellione al giornalismo catastrofico, nacque in me l’idea di confezionare una rubrica radiofonica che analizzasse il contesto del lavoro non ignorandone i mille problemi, ma mettendo l’accento su ciò che stava cambiando e sulle opportunità che si stavano aprendo.

Così è nata Lavoradio, da quello stesso moto di ribellione che è sorto spontaneo in Alice, che evidentemente non si vuole arrendere rispetto al bombardamento negativo che i Tg mainstream producono ogni giorno.

Credo che sia giunto il momento di coalizzare le generazioni e provare a far invertire la rotta. Ho chiesto ad Alice di scrivere una lettera ai direttori dei Tg: non so se lo farà. Non so se lo farà e qualcuno mai la leggerà. Non so se arriverà e verrà cestinata come un fastidio, e tutto scorrerà come prima. So di certo che da quel giorno, a pranzo, preferiamo non guardare più il Tg.

Spegnete i telegiornali

Lo dico da giornalista, il gesto è forte ma necessario, e vado a raccontarlo in ogni incontro che faccio, anche in ambito giornalistico. Spegnete i Tg, facciamo abbassare l’audience, e forse così i direttori si convinceranno che questa informazione tossica non funziona più. O meglio, fa danni, soprattutto nei cervelli di chi non ha gli strumenti per difendersene.

Scientificamente si chiama euristica della disponibilità: una scorciatoia mentale che si basa su esempi immediati che arrivano alla mente di una determinata persona quando valuta un argomento, un concetto, un metodo o una decisione specifici.   

In altre parole, quello che “dice la tv” è la verità assoluta. Quando racconto questa cosa al mio amico Renato, lui accenna un sorriso e dice: “Lo dico io, a mia madre, che guarda troppi telegiornali e troppa televisione, e poi crede che aprendo la porta di casa trova i banditi che la vogliono ammazzare”.

Adolescenti e anziani sono persone da tutelare, come tutti noi. Da difendere, dalle distorsioni di Tg tossici come un’iniezione di veleno.

Vito Verrastro

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