Il giornalismo è una pratica di precisione

Giornalismo Pratica di Precisione

Mettere insieme, comporre, creare ecco l’origine della parola ‘costruire’ da cui deriva il concetto di giornalismo costruttivo. Una forma di giornalismo nuova o meglio da rinnovare. Il giornalismo dei dati, delle ricerche, delle indagini, delle domande che hanno sempre caratterizzato i buoni cronisti e gli ottimi intervistatori.

Il nostro è un mestiere in cui non sono importanti le risposte ma i quesiti, e dove la curiosità, l’avidità di conoscere e sapere sono il motore, il nucleo della motivazione. Eppure il giornalismo moderno, accelerato dalle tecnologie, in crisi, dopato dalla necessità di fare click è ormai un esercizio da tastiera in cui l’abilità richiesta sembra essere quella del ‘copia e incolla’. Poca fantasia, ritmi troppo serrati anche solo per fare una verifica e quindi il rischio esponenziale di cadere in errore. 

E invece il giornalismo è una pratica di precisione (quasi un abito di sartoria) che ha i suoi tempi di produzione ormai saltati completamente. Personalmente sono ormai una giornalista di lungo corso (sono esattamente trent’anni), che ha iniziato a lavorare prima che internet rendesse tutto lo scibile umano a portata di mano e che quindi ricorda con tenerezza anche la difficoltà di trovare spunti nuovi da proporre a Repubblica. Lo studio sulle riviste scientifiche cartacee, i pezzi consegnati alla redazione sui floppy disk. E poi la rivoluzione che ci ha inebriato, facilitato il lavoro, ampliato gli orizzonti, permesso di entrare in contatto con fonti prima impensabili con un paio di clic. 

Il Giornalismo Costruttivo è un imperativo ambizioso

Trovo quindi che l’idea di un giornalismo costruttivo sia un imperativo ambizioso e un atto dovuto alla professione che abbiamo scelto e che purtroppo non gode di grande stima da parte dell’opinione pubblica. Un ‘costruttivismo’ inteso nel senso più alto, quello attribuibile a Gianbattista Vico che nel 600 affermò che ‘il vero è identico al fatto’ e in cui larealtà, in quanto oggetto della nostra conoscenza, sarebbe creata dal nostro continuo “fare esperienza” di essa. 

È il motivo per cui è difficile immaginare che il giornalista sia quello che si limita a passare delle agenzie scritte da altri (eppure sembra che alcune ricerche abbiamo rilevato che circa l’80% dii quello che leggiamo sui giornali abbia questa origine e solo il 20% sia invece scritto con una elaborazione originale).

È vero, l’approfondimento, la comprensione dei fenomeni, lo studio, l’osservazione richiedono molto tempo e di certo non possiamo chiedere ad un collega che guadagna dieci euro al pezzo di approfondire e dedicare ore e giorni all’analisi, a interviste e alla scrittura. E questo ci porta al problema dei compensi: se un pezzo viene retribuito dieci euro (spesso lordi) è evidente che la qualità viene sacrificata per la quantità perché fare i giornalisti deve essere una professione e non un hobby. 

La nostra professione quindi deve essere costruttiva su molti livelli ed è per questo che giudico il proposito di questo network molto ambizioso e coraggioso. Mi auguro quindi di poter dare il mio contributo a quello che potrebbe diventare una vera rivoluzione culturale, ma soprattutto una azione di rivendicazione della dignità della nostra professione, difficile ma nobile se fatta con i crismi etici e, soprattutto, il più bel mestiere del mondo, perché alla fine il giornalista si sporca le mani, consuma gli occhi e le suole delle scarpe, e la voce per domandare e intervistare e talvolta con il fegato per la rabbia e le ingiustizie e lo stomaco quando al quinto congresso del mese hai mangiato solo fuori e te lo sei rovinato.

E poi l’anima, che alle volte è a pezzi perché le cose che vediamo e le storie che raccontiamo alla fine si insinuano nelle fibre dei nostri cappotti e nei pori della pelle e ci rimangono attaccate, per sempre, cambiandoci in meglio e talora in peggio. 

Il giornalismo costruttivo: un nuovo approccio all’informazione

Il giornalismo costruttivo

Questo momento storico rappresenta il giro di boa per l’informazione. Una sorta di ritorno alle origini, all’etica del giornalismo alla “vecchia maniera” e a quella qualità dell’informazione che si è persa. In questo scenario si inseriscono il giornalismo costruttivo e il giornalismo delle soluzioni (Solutions Journalism). Due opportunità per rimettere mano all’informazione partendo da nuovi punti di vista.

Il giornalismo costruttivo è stato oggetto di numerosi studi e approfondimenti universitari sin dal 2011. La sua patria è il Nord Europa. Dopo anni di esplorazioni, nel 2017 viene teorizzato da Cathrine Gyldensted, giornalista e Karen McIntyre, ricercatrice universitaria. A loro dobbiamo questo filone innovativo che ha l’ambizione di cambiare la cultura mediatica che oggi viviamo. Sempre in Danimarca è nato il Constructive Institute, fondato dal giornalista Urlik Haagerup, che si preoccupa di preparare i nuovi giornalisti costruttivi ed è molto attivo nell’organizzare eventi e incontri tra addetti ai media europei.

Quale il punto di partenza del giornalismo costruttivo?

La psicologia positiva fondata dal prof. Martin Seligman nel 1998 è considerato il punto di partenza per la definizione dell’approccio costruttivo alle notizie. Questa corrente si distanzia dalla psicologia tradizionale partendo da un presupposto importante: «per rendere le persone felici non occorre eliminare ciò  che è negativo quanto piuttosto riempire la mente di visioni positive». Adattato al giornalismo questo significa sostituire l’insistenza nella diffusione di notizie negative con l’intento concreto di fornire visioni più complete, costruttive e possibiliste. Quando si scrivono storie, in sostanza, occorre dare valore ai sentimenti umani portando il focus su concetti come empatia, ascolto, rispetto, gratitudine. Il prof Seligman, che di questo tema si occupa durante i suoi corsi all’Università della Pennsylvania, ha elaborato uno strumento di valutazione dal nome PERMA (Positive Emotions, Engagement, Relationship, Meaning e Achievement”). Lui lo usa con i suoi pazienti ma Cathrine Gyldensted e Karen McIntyre lo hanno adattato alla produzione di notizie.

I giornalisti che intendono scrivere storie con taglio costruttivo scelgono di evidenziare le emozioni costruttive della storia, il livello di coinvolgimento dei protagonisti, le relazioni che si sono attivate grazie alla storia e quelle possibili, il senso di quanto raccontato e la proposta di soluzioni. Un approccio per molti versi distante da quello che oggi viene attuato dai media ma non così distante da ciò che richiede la deontologia giornalistica. Si usano sempre le 5 W del giornalismo aglosassone (Who, When, What, Where e Why) ma si aggiunge una domanda chiave rivolta al futuro: “What Now?” Cosa accade adesso?

Perché il giornalismo costruttivo non è ancora molto diffuso?

Sebbene le cose stiano cambiando di anno in anno, resta il fatto che il giornalismo costruttivo è un approccio all’informazione relativamente nuovo e ancora sconosciuto. A questo si aggiunga che si tratta di una modalità di ricerca e scrittura impegnativa. Non prevede, infatti, la superficialità della notizia e non sostiene la guerra ai titoli più impattanti. Quello a cui ambisce è un maggior approfondimento, la visione della soluzione e lo sguardo sulle possibilità concrete di farcela. Qualunque sia il tema affrontato.

Quel che è certo è che produce un grande effetto sul consumatore di notizie. Per il lettore, infatti, si delinea la possibilità di aprirsi al dibattito, tornare ad avere fiducia nella stampa e la capacità di comprendere tematiche spesso complicate.

A differenza del giornalismo così come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, che guarda a ciò che è accaduto e tende alla polarizzazione, il giornalismo costruttivo volge lo sguardo al futuro, osserva la realtà da più punti di vista e consente di mettere in luce quelle sfumature che spesso includono la risposta al problema stesso.

Non si tratta, come spesso viene frainteso, di cercare solo e unicamente il bello della realtà ma di essere concreti nel dare visioni possibiliste sollecitando risposte e soluzioni.

A che punto è il giornalismo costruttivo oggi?

Il momento è quello giusto. Nel mondo stanno accadendo cose importanti: in Nord Europa in primis e negli Stati Uniti dove questo giornalismo di qualità è definito Solutions Journalism. Esistono cellule di giornalisti costruttivi in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Constructive Network è il primo network fondato da giornalisti che si pone come punto di riferimento per chi si occupa di informazione a tutti i livelli.

Noi giornalisti costruttivi di tutto il mondo stiamo dialogando per confrontarci, raccontarci e diventare sempre più forti. Sappiamo che si tratta del momento giusto e anche i media italiani lo dimostrano. Sebbene la percezione generale sia quella di una qualità molto bassa, esistono tanti professionisti che operano in modo costruttivo dedicandosi all’approfondimento. Il nostro network ha l’obiettivo di raggrupparli e dare loro visibilità.

C’è un’altra cosa di cui siamo certi: il giornalismo costruttivo può crescere grazie unicamente al lavoro di singoli professionisti. Insieme si costruisce e si comincia a portare una ventata di qualità nei contenuti che leggiamo in rete e offline.

Negli ultimi anni ci siamo occupati tanto delle fake news, ma sono davvero queste il problema? Ciò che ci sta danneggiando come esseri umani, lettori e professionisti dei media è la cattiva informazione: più subdola delle notizie false che vengono costruite a tavolino. Occorre uscire dalla logica che solo ciò che parla di desolazione, terrore e genera paura sia una notizia che debba trovare spazio sui media. Non è così e non è ciò che da lettori vogliamo, anche se poi veniamo attratti dal titolo tragico. È una questione di abitudine: crediamo che l’informazione sia questa mentre ciò che realmente desideriamo è conoscere altro. La realtà nel suo complesso è ciò che ci interessa: non solo problemi e nemmeno solo notizie positive. Ci occorre sapere che per ogni problema ci sono più soluzioni possibili, che qualcuno le ha già trovate e testate, che in qualche parte del mondo c’è chi potrebbe raccontarci nuovi punti di vista e, soprattutto, che non siamo impotenti di fronte alla società oggi.

Ecco perché vogliamo invitarti a condividere il nostro network e scriverci se trovi online degli articoli che hai percepito come costruttivi e utili per te. La condivisione è il motore di questi tempi.