10 motivi per cui abbiamo bisogno di un giornalismo delle soluzioni

giornalismo delle soluzioni

Il giornalismo delle soluzioni è un giornalismo che racconta il problema oltre la sua essenza e guarda alle possibili risposte. Si tratta di un approccio all’informazione che costruisce, propone, allarga la visione.


Sul blog del Solutions Journalism Network con cui collaboriamo, sono state elencate le 10 ragioni per cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, di un giornalismo che racconta soluzioni.

  • È un giornalismo che offre una visione completa della società. Quando raccontiamo i problemi ma non le risposte stiamo omettendo una vasta area di attività umane e stiamo alimentando credenze ingannevoli sulla realtà.
  • Ci offre un feedback sui meccanismi della società molto più efficace e utile. Quando le persone ricevono feedback con un taglio costruttivo elevano la propria capacità di risolvere i problemi.
  • Fornisce informazioni essenziali per risolvere dei problemi. Sapere che qualcosa non funziona senza avere altre informazioni orientate alle soluzioni, infatti, non ci racconta come possiamo sistemare il problema.
  • Rafforza la comunità. É un modo per informare i lettori su come possono applicare i propri talenti per affrontare e essere di aiuto ai problemi sociali.

Tra nuove visioni e opportunità nascoste

  • Completa la teoria del cambiamento del giornalismo. Esistono due modi in cui i giornalisti possono contribuire alla società: il primo è raccontare le cose dannose, il secondo è raccontare le cose utili. Due sono le opportunità ma la scelta cade spesso sulla prima delle due.
  • Rivela opportunità nascoste per il cambiamento sociale. Visto l’approccio al racconto negativo dei media, buona parte delle attività di problem solving non vengono narrate e, quindi, le possibilità di cambiamento non si realizzano.
  • Allena la comprensione della società da parte dei giornalisti. La continua esposizione a modelli edificanti allena l’abilità dei giornalisti di raccontare ciò che funziona e criticare cosa non funziona.

Le risposte alle esigenze del lettore e del giornalismo

  • Affina il giornalismo tradizionale. Coprire notizie di attività che guardano alla soluzione, aiuta i giornalisti ad aggiungere profondità, contrasti e varietà al proprio lavoro. E può anche rivelare ipotesi nascoste o angoli ciechi.
  • Affina il giornalismo investigativo. Alcune storie di giornalismo investigativo possono essere rafforzate con una discussione su come problemi simili siano stati orientati altrove. Quando le persone vedono come i problemi possono essere risolti, i fallimenti risultano meno accettabili. Esistono modelli positivi bloccati da interessi acquisti. Il giornalismo costruttivo e delle soluzioni e il giornalismo investigativo possono diventare due facce della stessa medaglia
  • Attrae un nuovo pubblico. Esiste una buon fetta di consumatori di notizie che sono stanchi di una dieta di notizie tristi e non si accontentano più di essere destinatari passivi di racconti di crisi, punti critici e scandali. I cittadini, soprattutto i più giovani, sono interessanti nella ricerca, nell’ampliamento e nella rafforzamento di cosa funziona, e molti sarebbero disposti a pagare per notizie che ritengono essere di aiuto. Il giornalismo delle soluzioni incontra questo bisogno del mercato.

Notizie: quale effetto hanno sul nostro stato d’animo

notizie e stato d'animo

Le notizie di qualità sono quelle che rispettano fortemente il lettore. Perché, oggi, non possiamo più prescindere dall’effetto che le notizie hanno sul nostro stato d’animo.

E allora partiamo da una domanda importante: Cosa succede alle nostre emozioni quando leggiamo le notizie? Assunta Corbo, giornalista e founder del nostro network, ne ha parlato con la psicoterapeuta Sonia Monticelli.

Durante l’intervista si sono affrontati molti temi interessanti e utili per poterci avvicinare alle notizie nel modo più costruttivo possibile. “Quello che leggiamo determina il nostro stato d’animo ma influisce anche su come noi viviamo la nostra quotidianità” afferma Sonia Monticelli.

Le notizie negative e il loro effetto sulle emozioni

Esistono delle notizie che possono influire in modo più importante sul nostro stato d’animo: sono quelle negative. Queste, hanno un tale potere che finiscono per farci quasi desiderare di avere ragione a pensare che il mondo non sia affatto un luogo piacevole. Si parla, in questi casi, di bias di conferma. Cerchiamo in quello che leggiamo l’approvazione rispetto a quello che pensiamo.

Quando si tratta di notizie brutte, finiamo per alimentare uno stato d’animo negativo, nervoso e stressato. Attiviamo, in questi casi, il cortisolo, l’ormone dello stress. Utile in una vera situazione di pericolo ma meno funzionale in una situazione – come quella delle notizie – in cui il pericolo è raccontato ma non percepito “è come se quell’ormone non avesse spazio di uscita. L’alternativa per lui è quella di attivare una sorta di dipendenza da quelle notizie”.

Il problema, quindi, non è la singola notizia negativa ma è l’abitudine alle notizie che generano sentimenti di paura, stress, frustrazione e rabbia.

Abbiamo bisogno di notizie buone allora?

Non è così e Sonia Monticelli spiega il perché: si tratta comunque di escludere una parte della realtà. Il mondo là fuori non è fatto solo di belle storie e buone notizie. “Vorrebbe dire negare le fatiche che riguardano tutti noi”. Le buone notizie, afferma Monticelli, possono comunque generare uno stato d’animo negativo per qualcuno. Esse, infatti, ci restituiscono l’immagine di un mondo perfetto che non corrisponde alla realtà che vediamo ogni giorno: fatta di imperfezioni e situazioni da risolvere.

Quale può essere, allora, la soluzione? “Dobbiamo imparare a essere lettori critici cercando di unire lo sguardo di speranza costruttiva con le notizie che ci fanno comprendere il mondo”.

Guarda l’intera intervista di Assunta Corbo a Sonia Monticelli. E poi raccontaci cosa ne pensi.

Giovani e internet: crescere con la rete in modo costruttivo

Giovani e internet

I giovani sono costantemente connessi alla rete tramite smartphone e tablet. L’iper utilizzo di device, il confronto con un numero elevato di stimoli, ma anche di occasioni di
giudizio, a cui si collega a una fruizione fatta per lo più da soli, ha comportato anche l’emergenza di fenomeni delicati e a tratti allarmanti. Si pensi al cyberbullismo.

In Italia i Neet – giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (Not in
Education, Employment or Training) – sono circa 2,2 milioni (dati del 2016) e rappresentano il 24.3% della popolazione. Si tratta della quota più alta di tutta l’Unione Europea. Il fenomeno assume entità differenti a seconda del territorio di riferimento: al Nord sono il 16.7%, al Centro sono il 19,7% e al Sud arriva al 34%. In termini di produttività, questa situazione pesa sul nostro Paese 21 miliardi di euro (l’1,3% del Pil).

ValoryApp: la start-up che pensa alla relazione tra i giovani e internet

In questo contesto attuale ben chiaro e definito, si inserisce ValoryApp, start-up innovativa a vocazione sociale che offre servizi innovativi di supporto alla crescita personale e professionale dei giovani attraverso una piattaforma digitale ideata ad hoc per giovani dai 14 ai 29 anni.

“Si tratta del primo social responsabile supportato costantemente da un team di professionisti a disposizione dei ragazzi per un orientamento personalizzato. Mediante attività coinvolgenti all’interno dell’App e la partecipazione ad eventi “live” i giovani verranno aiutati a trovare i percorsi di apprendimento e orientamento più adatti a sviluppare una maggiore consapevolezza delle loro abilità e della loro vocazione, con l’obiettivo di contribuire a migliorare il loro benessere e ad avviarli con successo al mondo del lavoro, valorizzando le loro passioni – dichiara Simona Dell’Utri, fondatrice di ValoryApp.

La piattaforma digitale, la prima del suo genere in Italia si configura come un’App e vuole essere un luogo di interscambio di riferimento per le nuove generazioni, in cui trovare idee, suggerimenti e consigli personalizzati per valorizzare le proprie passioni e interessi; confrontare le proprie storie con quelle dei coetanei; partecipare a contest collegati
allo sviluppo di percorsi professionali e professionalizzanti. Al suo interno è possibile anche trovare un supporto di professionisti psicologi disponibili a supportarli e motivarli, aiutandoli a incrementare la fiducia in se stessi e negli altri.

Mariangela Campo, una delle co-founder del nostro Network, ha intervistato Simona Dell’Utri per farsi raccontare la relazione tra i giovani e internet e il progetto ValoryApp

Covid_19: la ripartenza è donna

La ripartenza è donna

Come stiamo riorganizzando la ripresa post Covid_19? Secondo alcuni esperti la ripartenza è donna. Da questa idea ha preso forma la prima puntata di #ColazioniCostruttive, un format ideato e realizzato da Isa Grassano, co-founder del nostro network, Paola Oriunno e Catiuscia Ceccarelli, giornaliste che fanno parte della nostra rete costruttiva.

Due volte al mese, alle 8.30 del mattino, le nostre colleghe dedicano una rassegna stampa costruttiva a un tema di attualità. L’obiettivo è quello di offrire punti di vista nuovi, storie resilienti, esempi virtuosi. Abbiamo bisogno di ispirarci e le persone sono la fonte di ispirazione migliore a cui attingere.

In questo primo episodio del format, andato in onda sulla nostra pagina Facebook, si sono raccontate storie di chi ha deciso di cogliere l’opportunità della difficoltà abbracciando percorsi nuovi. Secondo alcuni esperti, sono le donne le vere protagoniste della fase 3 post pandemia.

Cosa sta succedendo in Europa? Come vengono tutelate le donne per ripartire? Cosa sta succedendo in Italia? Queste alcune domande che Paola, Isa e Catiuscia hanno tenuto a mente per strutturare una rassegna stampa molto particolare.

Ci sono storie di donne che riescono a realizzare passioni e sogni e ci sono uomini che sanno sostenere la propria compagna in questo percorso. Ci sono progetti che nascono – come il Tg del Volontariato di Tiziana De Masi – e libri da leggere per trovare la forza di non arrendersi.

La puntata integrale è sul nostro canale Youtube dove potete trovare anche le altre dirette del network.

I 4 principi del Manifesto per una Informazione Costruttiva

Informazione Costruttiva

In questo periodo storico il giornalismo sembra essere giunto a un punto di non ritorno. Uno di quei momenti in cui occorre riprendere in mano i contenuti, i valori e le visioni per tracciare un percorso differente. Il nostro network è impegnato in questo viaggio di trasformazione del mondo dell’informazione e della comunicazione.


Puntando su una narrazione costruttiva, stiamo delineando nuovi percorsi, nuove visioni e nuovi sguardi che ci condurranno verso un nuovo modo di raccontare la realtà che ci circonda. Un viaggio stimolante che si costruisce giorno dopo giorno con il confronto, l’ascolto del lettore e l’esplorazione di territori nuovi.


Alla base di questa avventura ci sono nozioni apprese dalle esperienze di giornalismo costruttivo di altri paesi europei ma anche riflessioni nate osservando il panorama italiano dell’informazione. Il risultato di questo confronto è il Manifesto per un’Informazione Costruttiva che racconta i valori che ci muovono a lavorare in modo etico e responsabile.
Un Manifesto che abbiamo voluto per raccontarci meglio e per accogliere le firme di chi – giornalisti, comunicatori e lettori – crede che si possa fare qualcosa per cambiare. Perché il cambiamento è molto più reale e tangibile di quel che si possa pensare.


I principi del Manifesto per una Informazione Costruttiva


Come si può riconoscere l’informazione costruttiva? Nel nostro Manifesto abbiamo scelto di identificare i 4 principi fondamentali intorno a cui ruota la nostra idea di giornalismo e comunicazione.

  • Informare secondo etica e rispetto. Non è il sensazionalismo ciò di cui oggi abbiamo bisogno ma un maggiore approfondimento che va al di là di ciò che viene strillato sui social media o raccontato con parole che fanno leva sullo stato emotivo dei lettori. Serve, crediamo, dare più valore alla notizia.
  • Raccontare la complessità. La narrazione costruttiva parte da una necessità impellente per la nostra società oggi: contestualizzare. I dati vanno raccontati solo dopo averli inseriti in un contesto; le storie vanno condivise solo se rientrano in un panorama più ampio di sfumature.
  • Trovare soluzioni alternative. Il mondo è complesso e con ogni probabilità lo sarà sempre di più. Quale la nostra opportunità? Raccontare i problemi portando visioni alternative, soluzioni scalabili e storie di resilienza. Perché è solo vedendo le opportunità che si generano altre opportunità.
  • Ispirare fiducia nei lettori. Il giornalismo, specie negli ultimi anni, ha perso credibilità per via di esempi poco virtuosi a cui ci siamo abituati. Ma generalizzare non è mai una buona cosa e per questo noi siamo impegnati alla ricerca delle firme e dei media che credono nell’informazione costruttiva e che giorno dopo giorno sono pronti a ricucire la relazione con il lettore. La fiducia è un valore necessario per il benessere di un Paese.

Questi nostri principi sono il punto di partenza per lavorare in modo incessante alla costruzione di nuove forme di racconto e narrazione. Se condividi il nostro pensare ti invitiamo a firmare il Manifesto per una Informazione Costruttiva: è il modo in cui puoi dirci “andate avanti!”.

Nel video qui sotto due dei fondatori del nostro network Assunta Corbo e Vito Verrastro, raccontano il Manifesto e il giornalismo costruttivo. Sul nostro canale Youtube trovi altri contenuti che possono aiutarti a conoscerci meglio.

Hans Rosling: il nostro istinto delle dimensioni

Hans Rosling

Sull’ istinto delle dimensioni, inteso come la tendenza a guardare un numero solitario e fraintenderne la portata, ha scritto in modo approfondito Hans Rosling nel suo libro Factfulness.

II medico statistico e accademico svedese ha dedicato la sua vita (è deceduto nel 2017) allo studio dei dati che abbiamo a disposizione per comprendere il mondo. In questo suo ultimo libro, che trovo illuminante, pagina dopo pagina smonta una serie di atteggiamenti che abbiamo costruito e che ci impediscono di avere la giusta percezione della realtà dei fatti.

Per esempio, fornisce due strumenti – che lui stesso definisce magici – per evitare di dare alle cose le proporzioni sbagliate. Il primo è il confronto e il secondo è la divisione.