La felicità va stimolata

Se vi siete persi la prima puntata, la trovate qui. Mi sono immaginato un corso universitario, mi sono immaginato una classe di giovani donne e uomini prepararsi a conquistarsi il proprio posto nella società, mi sono immaginato come vorrei fosse un corso universitario.

L’ho fatto per raccontarvi il Constructive Network.

Sssh…venite con me, la seconda lezione è appena cominciata.

Gli studenti del corso cominciano a interagire rompendo quella timidezza che limita il confronto costruttivo. Il professore si muove tra loro, coinvolgendoli con lo sguardo, con le parole e con i gesti, come un direttore d’orchestra sta iniziando ad ascoltare le vibrazioni dei singoli elementi.


  • Ben ritrovati! State bene?
    Vi faccio subito una domanda, ma non rispondetemi subito, fatelo a fine lezione, scrivetemi una mail o quando troverete la risposta.
    Qual è l’ultima notizia che avete letto negli ultimi mesi e che vi è stata utile per prendere una decisione, o che sia diventata strumento per prendere una decisione?
    Questa domanda l’ho ascoltata dalla psicoterapeuta Sonia Monticelli in un video e la ritengo importantissima.

Se avete letto il breve saggio dal titolo: “L’Economia senza gioia di Tibor Scitovsky” di Alessandra Smerilli vorrei portarvi a riflettere su una cosa.
Avete capito la provocazione lanciata nel 1974 da Easterlin?

Buongiorno prof, sono Anna.
Interessante ed estremamente attuale, l’osservazione di Richard Easterlin che dimostra come reddito e felicità non siano strettamente correlati.

Grazie Anna.
Spero che tutta la vostra generazione, nei paesi sviluppati, ormai l’abbia capito. La felicità è fatta anche di valori condivisi e uno scopo. D’altronde secondo l’Osservatorio Civic Brand di IPSOSil 46% dice che non comprerebbe un prodotto di un’azienda che ha preso pubblicamente una posizione non condivisa su un tema sociale culturale e politico, il 37% che il comportamento delle marche influenza le scelte d’acquisto e il 35% dichiara di aver smesso di comprare prodotti o servizi perché deluso dal comportamento sociale, culturale o politico di brand e azienda.”

Quello che più mi affascina però, è la risposta di Scitovsky.

Vedo una mano alzata.

Si salve, sono Marco.
Si riferisce alla suddivisione dei beni di consumo in due classi distinte: i beni difensivi e i beni creativi?

Complimenti Marco!
Fu Hawtrey a fare questa distinzione nel 1926 come riporta Marina Bianchi nell’articolo accademico: “Se la felicità è così importante, come mai ne sappiamo così poco?”
Ci stiamo avvicinando. Vi faccio un esempio, prendete un’auto o una lavatrice: la loro funzione è evitarvi lunghe camminate per raggiungere un luogo o di lavare i pantaloni a mano. Ecco, sono entrambi beni difensivi: alleviano una fatica o un disagio.
Prendete invece un libro, un CD di musica classica o un quadro d’arte astratta: il loro consumo vi porta a una certa gratificazione giusto?
Questi sono i beni creativi.

Bè ma, anche una Porsche mi gratificherebbe!

Ahh, mi aspettavo questa battuta.
Sono d’accordo!
Ma c’è un pezzo della Smerilli che mi ha fatto riflettere, scrive che Scitovsky cerca di andare più a fondo e si chiede che cosa ha portato alla noia, la società americana descritta da Easterlin nel ‘74 e perché, – sentite quanto attuale sembra- il tappeto rullante sembra oggi aver aumentato la sua velocità, facendo in modo che nonostante si corra tanto, si rischia non solo di rimanere fermi, ma di andare indietro.
La sua tesi principale è che una «vita buona» abbia bisogno di due ingredienti che devono essere ben combinati: comfort e stimulation. Un uomo i cui bisogni sono soddisfatti e i disagi (discomfort) sono eliminati, vive nella noia se non ci sono stimolazioni (fisiche e intellettuali).

Scusi prof, ma quindi siamo destinati alla fatica per essere felici?

No, siete destinati alla scoperta perenne per essere felici.

Siamo fatti di stimoli, il comfort nasce dopo aver tolto un disagio ovvero una stimolazione troppo elevata, ma in presenza di un comfort totale siamo di fronte all’assenza della stimolazione.
Quindi NOIA.
E di fronte a una stimolazione troppo bassa, l’organismo cerca degli stimoli.

Prendete un evento nuovo o imprevisto, nel vostro organismo si presenta un’eccitazione, una attrazione per la novità. In un grafico lo stimolo prenderebbe la forma di una “U” rovesciata chiamata anche curva di Wundt: se l’elemento non è nuovo, o non abbastanza, l’eccitazione rimane bassa e quindi non provoca piacere mentre un evento troppo nuovo può portare al disagio e al disorientamento. Il punto di massimo piacere deriva da una stimolazione ottimale: quella intermedia.

Prof. sono Maria. Quindi letta così se prendiamo come esempio un’opera d’arte moderna, che spesso non viene capita, per essere apprezzata dobbiamo essere in grado di ricondurla a una scuola o a un movimento di pensiero per evitare disorientamento, mentre un’opera totalmente originale può risultare sgradevole?

Grazie Maria.
Hai colto in pieno. Questo vale anche per le idee nuove.
Mi ricollego alla domanda a inizio lezione: qual è l’ultima notizia che avete letto negli ultimi mesi e che vi è stata utile per prendere una decisione?
Io stesso faccio fatica a ricordarmelo, perché?

Perchè Scitovsky sapeva benissimo che i beni creativi, per essere compresi hanno bisogno di un costo di attivazione che noi umani, pigri di natura, non sempre vogliamo affrontare.
Ma una volta affrontato questo costo, si genera molta più soddisfazione, lo sforzo viene ripagato dalla gratificazione, mentre il prodotto di comfort non richiede nessun costo ma genera una sorta di assuefazione.

Pensateci, dopo che avete letto un libro, visto la vostra webserie preferita o colto le sfumature ironiche e sarcastiche di un post che denota la conoscenza del contesto, siete in grado di generare una relazione di comunicazione, nasce in voi il desiderio di condivisione, siete in grado di alimentare la curiosità dei vostri amici e addirittura diventarne ambassador e convincere a far consumare il bene creativo anche agli altri.    

Come potrebbe essere utile tutto questo per il mondo della comunicazione, del territorio e delle aziende?
Ne discuteremo la prossima lezione.

Se qualcuno ha piacere scopra qualcosa di più su Richard Sennet, sociologo e fondatore del New York Institute for the Humanities e il suo libro “L’uomo artigiano”.

Ci vediamo giovedì prossimo in aula 24.

Francesco Sicchiero
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